Il caso delle concessioni balneari di Cervia, richiamato dall’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato, non rappresenta soltanto una vicenda amministrativa locale, ma – secondo il Partito Liberaldemocratico di Ravenna – è il risultato diretto di anni di rinvii e ambiguità della politica nazionale, incapace, a destra come a sinistra, di affrontare in modo definitivo la riforma delle concessioni demaniali.

Per il PLD la direttiva Bolkestein non è il problema, ma la conseguenza di un nodo tutto italiano: l’assenza di scelte politiche chiare, sostituite nel tempo da proroghe e compromessi che hanno scaricato sui Comuni una responsabilità che avrebbe dovuto essere assunta a livello statale.

La posizione del partito è netta:
le concessioni demaniali marittime devono essere messe a gara; il demanio è un bene pubblico scarso e non una proprietà privata; la concorrenza è una garanzia per cittadini e imprese serie, non una minaccia.

Continuare con proroghe di fatto, come avvenuto anche a Cervia, significa – secondo il PLD – mantenere un’incertezza normativa permanente, con effetti negativi sugli operatori e rischi di contenzioso per gli enti locali.

Sul tema interviene il segretario provinciale del PLD, Nicola Cavina: «Da anni assistiamo a un rimpallo di responsabilità tra governi di destra e di sinistra: tutti promettono di risolvere la questione, nessuno lo fa davvero. Il risultato è sotto gli occhi di tutti: Comuni lasciati soli, operatori nell’incertezza e continue censure da parte delle autorità europee e nazionali. Questa non è tutela del lavoro né delle imprese, è irresponsabilità politica».

Il dibattito, riacceso anche dalle prese di posizione di Legacoop Romagna, dimostra quanto il settore sia attraversato da timori e preoccupazioni. Tuttavia, per il PLD, tali timori derivano dal vuoto decisionale nazionale e non dal principio della concorrenza in sé.

Il Partito Liberaldemocratico chiarisce di non sostenere liberalizzazioni ideologiche o punitive, ma propone un quadro regolatorio fondato su criteri chiari:
riconoscimento degli investimenti non ammortizzati; valorizzazione dell’esperienza senza trasformarla in diritto acquisito; gare aperte e contendibili con regole uguali per tutti e criteri oggettivi di qualità del servizio.

In questo contesto, anche la tutela dell’ambiente costiero può essere affrontata premiando chi investe realmente in qualità e gestione responsabile del litorale, anziché cristallizzare situazioni prive di verifiche periodiche.

«Chi investe, innova e lavora bene non ha nulla da temere da regole chiare – aggiunge Cavina –. È l’incertezza, non il mercato, a danneggiare imprese, lavoratori e territori».

Secondo il PLD, il caso Cervia dimostra che il rinvio non protegge nessuno: produce solo immobilismo e conflitti evitabili. La richiesta finale è chiara:
gare trasparenti, tempi certi e regole stabili, nel segno dello Stato di diritto e di una concorrenza reale.