Difficile tacere quando si legge dell’esito di un processo, come quello per lo stupro di una ragazza. Difficile però anche parlarne. E non perché le sentenze non si debbano commentare e si debbano solo rispettare. E chi lo dice? I principi della pubblicità dei processi e della libera manifestazione del pensiero sono diritti basilari incontestabili. E irrinunciabili in democrazia. Specie per chi, come Ravenna in Comune, è forza politica impegnata sul territorio e ha il rifiuto di ogni violenza maschile sulle donne e la previsione di misure per contrastarla come parte integrante del proprio programma politico.

Piuttosto è difficile parlare di un processo e di fatti che si possono conoscere solo attraverso l’interpretazione veicolata dai media. Eppure non si può tacere degli elementi che compongono l’ultima vicenda in ordine di tempo ad avere interessato un tribunale ravennate. Che ha visto l’assoluzione di due uomini, due trentenni, dall’accusa di stupro di una ragazza di diciotto anni. Nonostante lo “stato di non piena lucidità” dovuto alla condizione di ubriachezza della ragazza sia stato giudizialmente accertato. Eppure, per lo stesso giudizio, “il fatto non costituisce reato”. Restiamo in attesa delle motivazioni della sentenza per commentarla, quando saranno rese note, di qui a tre mesi.

Per ora come Ravenna in Comune riportiamo testualmente le parole di Linea Rosa in cui ci riconosciamo completamente e che riteniamo di poter a nostra volta sottoscrivere come già fatto dal Coordinamento dei centri antiviolenza dell’Emilia-Romagna, da Rete Donna CGIL, da Casa delle Donne Ravenna e da UDI Ravenna:

«DOPO L’ASSOLUZIONE DEI GIOVANI ACCUSATI DI STUPRO: “DONNE NON ARRENDETEVI, CONTINUATE A DENUNCIARE!”

Ravenna, 9 febbraio 2022.

È in occasione della recente sentenza di assoluzione di due giovani ravennati accusati di stupro che Linea Rosa manda un messaggio di solidarietà e sostegno alle donne vittime di violenza.

Casi come questi non devono scoraggiare le donne a denunciare i maltrattamenti.

È importante ribadirlo e sottolineare che nessuna “attenuante” può giustificare rapporti sessuali in cui le parti non esprimono apertamente la propria volontà. Deve essere chiara e ferma la condanna verso ogni atto di sopraffazione sessuale, perché di questo si tratta, quando in un rapporto sessuale non è chiaramente espresso il consenso di ambo le parti. La legge dovrebbe garantire una tutela più specifica per situazioni di questo tipo, come ad esempio, succede dallo scorso anno in Spagna, dove è entrata in vigore una legge appellata “Solo Sì è Sì”, che punisce ogni atto agito senza dichiarato consenso, equiparandolo di fatto a violenza sessuale.

La nostra condanna non è al singolo episodio, la cui sentenza verrà motivata dal Tribunale entro i prossimi 90 giorni, ma si tratta di una questione culturale che porta a normalizzare e accettare frasi come “Era solo per ridere”. Un tipo di atteggiamento doppiamente pericoloso perché concausa di un problema altrettanto grave quale la vittimizzazione secondaria della vittima».