“Dopo Piombino, Cagliari e poi Ravenna la protesta contro la politica di rigassificazione ha toccato Vado Ligure. Toscana, Sardegna, Emilia-Romagna e Liguria unite in un movimento che cresce. I 15 chilometri tra Spotorno ed Albissola nel Savonese, con in mezzo Vado, domenica scorsa sono stati collegati da una lunghissima catena umana di migliaia di persone sulla battigia. Non è una protesta nimby: non è vero che i rigassificatori vanno bene purché siano in un altro posto, davanti ad un altro mare. La Golar Tundra è rifiutata a Piombino come a Vado Ligure e come lo era stata a Ravenna quando la si voleva in raddoppio della BW Singapore. In tutti i luoghi non c’è spazio per quel tipo di energia, contrabbandata come indispensabile per far fronte alla guerra in Ucraina e in realtà frutto del delirio di ENI e dei governi al suo servizio per ragioni di export e di lucrosi affari.

La Golar Tundra a Piombino non lavora perché commercialmente non conviene farla lavorare. L’attiveranno se e quando sarà conveniente, così come è stato per i rigassificatori spagnoli e in giro per l’Europa. Perché il consumo di gas sta calando, perché le riserve sono già colme, perché i prezzi sono inferiori a quelli dello scorso anno, eccetera eccetera.

Intanto però i rischi per la sicurezza ci sono tutti a causa della imposizione a colpi di commissari senza riguardo alle garanzie contro gli incidenti per il salto della procedura prevista dalla Seveso. Così dove a Livorno la sicurezza, dopo una lunga procedura, si è ritenuta necessaria una distanza dalla costa superiore ai 22 chilometri, i nuovi rigassificatori sono stati imposti dai commissari molto più vicini alle spiagge turistiche. Solo 8 chilometri per quello di Ravenna, 3 per Vado e addirittura attaccato al paese a Piombino. Eppure il gas è un rischio conosciuto. A Panigaglia, in Liguria, dove è presente un rigassificatore storico, una nube di gas è stata incendiata da un fulmine a fine agosto. Ce l’avevano ben presente i manifestanti di domenica, così come ci si ricorda dell’esplosione che ha messo fuori gioco per mesi e mesi Quintana nel Texas da dove parte il gas statunitense diretto ai rigassificatori europei. Tutti casi in cui nessuno è morto, così come è stato per l’incidente poco fuori Ravenna che, il 4 settembre, durante la posa del nuovo metanodotto in raddoppio dell’esistente, ha bucato la vecchia linea: strada chiusa per ora e rischi enormi per tutti gli abitanti. È andata peggio a Viareggio: 32 morti e centinaia di feriti nel 2009. Così come era andata peggio per i morti del Paguro al largo di Ravenna nel 1965.

A Ravenna nel prossimo mese di ottobre sotto l’ombrello della campagna Per il Clima – Fuori dal Fossile si terranno importanti iniziative di informazione, formazione e contestazione. Ravenna in Comune parteciperà convintamente come già fatto in occasione delle precedenti iniziative culminate nella manifestazione nazionale del 6 maggio scorso. La promozione delle rinnovabili è l’altra faccia della opposizione al fossile. Noi ci siamo e ci saremo”.

 

Ravenna in Comune