In particolare, la provincia di Ravenna si conferma come la provincia romagnola con il reddito medio più elevato, raggiungendo la cifra di 20.513 euro. La provincia di Forlì-Cesena segue con 18.885 euro, anche se con differenze significative tra il territorio di Forlì e quello cesenate. Infine, la provincia di Rimini chiude la classifica con un reddito medio di 17.500 euro.
Tuttavia, tutte e tre le province romagnole registrano un reddito medio inferiore rispetto alla media regionale emiliano romagnola, che secondo i dati riferiti ai redditi del 2021 è di 22.730 euro.
PROVINCIA FC
Il comune di Forlì è quello che registra il reddito medio maggiore in provincia con una media di 21.933€, seguito da Cesena 21.853€, Modigliana 21.558€, Bertinoro 20.941€ e Forlimpopoli 20.674€.
Nel complesso la provincia registra un aumento del reddito con una media di 18.885€ nel 2021 con un aumento del 5.30% rispetto al 2020 che era di 17.934€ che se rapportati al 2019 un aumento del 3.95% con una media di 18.167€.
PROVINCIA di RAVENNA
La provincia d Ravenna è la provincia romagnola con i redditi più alti in Romagna infatti registra un reddito medio 20.513€ con un incremento del 4.38% rispetto al 2020 che era di 19.653€ e del 3.85% rispetto al 2019 con una media di 19.753€. Sant’Agata Sul Santerno è il comune con il redito medio più alto nel provincia ravennate con un reddito medio di  23.246€ seguita da Lugo con 22.225€, Ravenna con 21.980€, Faenza con 21.837€, e Bagnara di Romagna con 21.590€.
PROVINCIA DI RIMINI
È il comune di Montegridolfo ad avere il reddito più alto 19.803€ in provincia che è comunque nettamente inferiore a quello della altre grandi città romagnole, seguito da Rimini 19.441€, San Giovanni in Marignano 19.330€, Santarcangelo di Romagna 19.152€, tutti restanti sono sotto i 20.000€.
La provincia riminese registra un aumento del reddito con una media di 17.500€ nel 2021 con aumento del 7.74% rispetto al 2020 che era di 16.243€, che se rapportati al 2019 l’aumento è del  2.94% con una media di 17.000€.

In conclusione i romagnoli hanno ottenuto un reddito medio annuo di 18.777€ nel corso del 2021, registrando un incremento del 5.86% rispetto all’anno precedente. Tuttavia, nonostante questo incremento apparentemente positivo, emerge che l’inflazione nel medesimo periodo è stata del 8,1%, erodendo l’incremento del reddito. La crescita del reddito dei romagnoli, quindi, non è stata sufficiente a garantire un aumento del potere d’acquisto effettivo dei cittadini del territorio, che risulta invece in diminuzione. L’aumento del reddito, in ultima analisi, è stato vanificato dall’incremento del costo della vita, mettendo a dura prova il potere d’acquisto dei romagnoli.
“La situazione, com’è facile intuire, è particolarmente critica per fasce di popolazione più deboli, che subiscono un impatto ancora maggiore dell’inflazione sull’acquisto di beni e servizi essenziali – sottolinea Il segretario generale CISL Romagna, Francesco Marinelli -. In questo quadro, l’auspicio è che le politiche economiche siano rivolte a una maggior attenzione alla tutela della tenuta del potere d’acquisto, in modo da garantire una migliore qualità della vita ai cittadini del territorio e mantenere un buon livello di equilibrio sociale ed economico.
“É urgente un piano di investimenti e di una politica industriale comune – continua Il segretario cislino – è necessario creare un’offerta di lavoro di qualità, con maggiore valore aggiunto, che valorizzi le specifiche vocazioni industriali di ogni territorio. Inoltre, è importante che sindacati, imprenditori e istituzioni agiscano insieme come Romagna, per evitare che i territori periferici vengano abbandonati, anche dal punto di vista infrastrutturale.
Bisogna incentivare la contrattazione integrativa aziendale e la sua detassazione. In questo modo, le aziende potranno maggiormente utilizzare questo strumento per migliorare la produttività, la qualità dei servizi e la competitività. Allo stesso tempo, i lavoratori potranno beneficiare di premi di risultato e indennità di produttività maggiori e più frequenti.
Il taglio del cuneo fiscale, con i suoi 3,4 miliardi di euro, va nella direzione auspicata, ma è insufficiente e deve diventare strutturale per avere effetti duraturi. Inoltre – chiosa Marinelli – siamo preoccupati riguardo alle modifiche proposte per il reddito di cittadinanza, che rischiano di penalizzare i non occupabili e le famiglie più in difficoltà.
Le politiche del lavoro e il contrasto della povertà necessitano di un intervento più mirato. Siamo convinti che, senza un forte intervento sulle politiche attive per l’occupazione, le modifiche al reddito di cittadinanza rischiano di essere inefficaci.
Infine – conclude il segretario Marinelli – riteniamo che sia necessario contrastare la disuguaglianza economica con misure che alzino la tassazione sulle rendite, sulle grandi ricchezze e sugli extraprofitti da indirizzare prioritariamente all’abbassamento della pressione fiscale e al welfare. E’ fondamentale mettere in campo una politica fiscale giusta e equa per tutti i cittadini. Occorre lottare contro l’evasione fiscale utilizzando tutti gli strumenti disponibili. Il prossimo 6 maggio assieme a CGIL e UIL saremo in piazza Maggiore a Bologna per sostenere le richieste unitarie avanzate nei confronti del Governo e del Sistema delle Imprese. È necessario ottenere un cambiamento delle politiche industriali, economiche, sociali e occupazionali che favorisca la crescita dell’occupazione, la protezione dei diritti dei lavoratori e la riduzione delle disuguaglianze”.