Donini: “Progetto di accoglienza e integrazione che si candida a diventare un modello per il futuro”.

Si può sostenere che un richiedente asilo, un rifugiato o un migrante in generale abbia davvero avviato il percorso di integrazione nel momento in cui è nelle condizioni di accedere ai servizi sanitari. Proprio questo, infatti, è considerato uno degli indicatori primari per misurare il livello di integrazione delle persone migranti, perché le difficoltà di tipo linguistico, la comprensione di diversi codici culturali e organizzativi, non ultima una diversa percezione del rischio di ammalarsi rappresentano evidenti condizioni di svantaggio.

Ecco perché la Regione Emilia-Romagna, in collaborazione con Lazio, Sicilia e Toscana, ha ideato e promosso il progetto europeo ICARE (Integration and Community Care for Asylum and Refugees in Emergency), cofinanziato dall’Asylum, Migration and Integration Fund (AMIF) dell’Unione europea con l’obiettivo di migliorare la fase di accesso ai servizi sanitari territoriali per i migranti, assicurando una risposta ai bisogni di salute il più possibile omogenea. Avviato il 10 gennaio 2019, il progetto ha potuto contare su 10 milioni di euro di investimenti e si concluderà il prossimo 9 giugno.

I risultati ottenuto vengono presentati oggi a Roma, nel corso del convegno che si svolge al ministero della Salute “ICARE. Un approccio sistemico per la salute dei migranti”.

“A differenza di tanti altri progetti, focalizzati sulla fase emergenziale sanitaria e sociosanitaria immediatamente successiva agli arrivi, con ICARE abbiamo voluto porre l’attenzione sulle fasi successive del processo migratorio, agendo cioè sulla seconda accoglienza- commenta l’assessore alla Politiche per la salute, Raffaele Donini– Dopo aver risposto alle prime necessità, occorre infatti garantire il pieno accesso dei migranti ai servizi territoriali, soprattutto per coloro che rischiano di scivolare in una condizione di marginalità sociale. Questo progetto ha dimostrato come sia concretamente possibile realizzare tutto ciò, e si candida a diventare un modello per il futuro”.

Pensato originariamente come supporto ai rifugiati e richiedenti asilo, il progetto si è trovato a far fronte alla pandemia, ed è stato esteso a tutti migranti di Paesi ad alta densità migratoria per tutte le attività di prevenzione e Covid 19 correlate. Altri impegnativi banchi di prova sono stati l’emergenza Afghanistan prima e quella Ucraina poi.

Situazioni di crisi che si sono affrontate con buoni risultati anche grazie a ICARE: con strumenti tradizionali come i volantini e i dépliant e quelli più avanzati come sito web e app per dispositivi mobili è stato possibile produrre in tempi brevi una documentazione in più lingue con informazioni importanti sul Covid-19, vaccinazioni, green pass, orientamento ai servizi sanitari, iscrizione al Servizio sanitario, rilascio del tesserino Stp (straniero temporaneamente presente).

Alcune cifre dal progetto ICARE

ICARE ha coinvolto 4 Regioni27 aziende sanitarie e altrettante equipe multidisciplinari, predisposto 9 percorsi clinico assistenziali, erogato oltre 30 attività formative per 2.348 professionisti (814 operatori sanitari, 350 mediatori interculturali, 1.184 operatori sociali), coinvolto 7mila persone migranti in più di 50 laboratori, fornito 63mila prestazioni per attività correlate al Covid, preso in carico 15.572 migranti con medici di medicina generale per diversi percorsi clinici quali salute donna, percorsi violenze e fragilità psicofisiche adulti, percorsi pediatrici e di promozione della salute.

Riconoscimenti

ICARE è stato inserito tra le buone pratiche individuate dall’Unicef per gli interventi di supporto psicosociale e salute mentale rivolti a minori stranieri non accompagnati; su richiesta del ministero dell’Interno è stato presentato alla conferenza internazionale dell’European Migration Network ed è stato inserito nel Rapporto pubblicato da Medici senza frontiere sull’assistenza e la riabilitazione delle vittime di tortura e di altre forme di violenza.

I temi del convegno

Al centro del convegno c’è il tema della salute globale in tempi di guerre e pandemie e in particolare dell’approccio sistemico proposto dal progetto ICARE, con l’illustrazione del lavoro di questi tre anni di proficuo confronto e scambio di buone prassi, rivelatosi vincente alla luce dei risultati raggiunti. Peculiarità della giornata è affrontare il tema non solo dal punto di vista dei referenti delle Regioni coinvolte, che si sono confrontate sull’impatto del progetto sui vari territori, sulle criticità riscontrate e sulle buone pratiche sviluppate, ma anche da quello di operatori del ministero dell’interno, della Commissione europea, del mondo accademico e di quello giornalistico.