Con 6.243 imprese attive tra le province di Ferrara e Ravenna – di cui il 54,3% artigiane – il sistema manifatturiero genera oltre 5 miliardi di euro di valore aggiunto diretto e garantisce lavoro a più di 56.000 persone, pari al 20,9% dell’occupazione complessiva. Numeri che confermano il peso strategico del comparto nell’economia dei due territori.

A sottolinearlo è Giorgio Guberti, presidente della Camera di commercio di Ferrara Ravenna, che evidenzia come l’export manifatturiero nei primi nove mesi del 2025 abbia raggiunto 5,7 miliardi di euro, con una variazione positiva dello 0,5% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, dato che lascia intravedere una chiusura d’anno incoraggiante.

L’imprenditorialità nel settore coinvolge attivamente donne (822 unità, pari al 6,1%), giovani under 35 (204 unità, 4,6%) e imprenditori stranieri (412 unità, circa il 5,5%), confermando una vitalità diffusa. Il manifatturiero, insieme ad agricoltura, commercio, cooperazione, servizi e turismo, rappresenta uno dei pilastri della crescita socio-economica delle due province.

«Pensare al futuro del manifatturiero significa pensare al futuro dei nostri territori – afferma Guberti –. L’impresa manifatturiera è lo spazio dell’innovazione, della tecnologia, della creatività e del saper fare italiano. È il punto di incontro tra umanesimo e scienza, il luogo del lavoro e della formazione». Un comparto che, insiste il presidente, investe nel lungo periodo e costruisce la propria competitività attraverso ecosistemi della conoscenza e capitale umano.

Dalla “radiografia” del settore emerge un alto grado di diversificazione produttiva, una marcata apertura ai mercati internazionali, un rafforzamento patrimoniale consolidato nel tempo e una propensione agli investimenti superiore rispetto ad altri comparti. Tra le competenze più richieste spiccano una forte mentalità imprenditoriale – proattività e capacità di pensare fuori dagli schemi – e l’apertura al cambiamento, intesa come capacità di mettere in discussione lo status quo e trasferire conoscenze.

«C’è voglia di fare, di reagire ma soprattutto di incidere, puntando su innovazione, competenze e giovani generazioni – prosegue Guberti –. Dietro ogni innovazione ci sono donne e uomini in carne e ossa, con la loro creatività e la loro capacità di immaginare soluzioni nuove».

Il tema centrale diventa quindi quello della velocità del cambiamento. «Oggi la competizione non è più solo tra imprese o tra Paesi, ma tra velocità diverse. Viviamo in un’epoca in cui ogni innovazione si misura in mesi, non più in decenni. Serve un patto generazionale tra chi ha la visione del domani e chi ha costruito l’esperienza di ieri. I giovani portano la velocità e la padronanza dei linguaggi digitali, le generazioni più esperte la visione d’insieme e la capacità di trasformare il cambiamento in valore».