195 docenti delle scuole superiori della provincia di Ravenna hanno firmato un “Appello alla cittadinanza e alle varie componenti della comunità educante” in risposta ai volantini distribuiti davanti all’Istituto Oriani di Faenza, da parte di Azione Studentesca, che chiedevano di segnalare i docenti “di sinistra”.  L’iniziativa di Azione Studentesca è stata replicata davanti ad altre scuole in Italia. L’appello dei docenti chiede di aderire ad una causa legale:

“Nei giorni scorsi, davanti ad alcune scuole, il movimento giovanile Azione Studentesca, associazione giovanile del partito di maggioranza relativa Fratelli d’Italia, ha diffuso dei volantini che invitavano gli studenti a rispondere a un questionario anonimo, dove veniva richiesto di segnalare i loro docenti di sinistra. La domanda posta nel questionario è la seguente: “Hai uno o più professori di sinistra che fanno propaganda durante le lezioni? Descrivi uno dei casi più eclatanti.”

Il problema, dunque, non è la propaganda, ma il comportamento dei docenti di un certo orientamento politico, i quali vengono indicati come automaticamente sospetti, da tenere d’occhio e, all’occorrenza da segnalare. Si presuppone quindi l’assenza del rispetto deontologico del lavoro di insegnante da parte di un gruppo politico specifico di docenti e si chiede di attivarsi per denunciare la situazione: in nome di una pretesa libertà di parola, contro un’ipotetica censura omologante praticata dal corpo docente di sinistra, l’invito implicito è a farsi giustizia da sé, tramite la denuncia a un gruppo politico organizzato in un partito. Non si chiede dunque di chiedere giustizia per comportamenti impropri nelle sedi e nei modi opportuni, ma di trasformare il tema dell’educazione in una lotta di posizione, pro o contro alcune idee.

Noi docenti della provincia di Ravenna crediamo che questo questionario, lontano dall’essere indagine sociologica, possa arrivare alla schedatura di una parte del corpo docente. Riteniamo che la schedatura di gruppi di persone, lavoratori o semplici cittadini, sia un atto intimidatorio, volto a criminalizzare la libertà di pensiero (art. 21 della Costituzione), senza la quale, nelle istituzioni educative, non può esserci quella libertà di insegnamento che permette lo sviluppo delle coscienze e della scienza (art. 33 della Costituzione). Se infatti i docenti evitassero di esprimere le proprie riflessioni, perchè con la schedatura è stato inculcato in loro il timore della gogna, a subire il danno più grande sarebbero gli studenti, che verrebbero fattualmente limitati nella riflessione e nell’approfondimento. Crediamo che quando la libertà non è praticata essa è una parola vuota: la critica va esercitata su ogni aspetto dello scibile, anche sulle strategie di insegnamento, ma secondo scienza e coscienza e nei luoghi deputati, non facendone una superficiale tenzone di fazione tra preferenze arbitrarie. Quando poi questi atti intimidatori vengono da organizzazioni politiche che siedono nelle istituzioni, anche avallati da esponenti di primo piano della maggioranza, crediamo si tratti di vere e proprie azioni squadriste, volte a fare un deserto delle nostre coscienze per poi chiamarlo ‘pace’. Il progetto ci pare semplice: impedire la libertà di espressione, spingendo all’autocensura i docenti, che lavorano nell’istituzione che per prima dovrebbe difenderla. Quali saranno i passaggi successivi? Abbiamo già assistito all’occupazione, per via democratica, delle istituzioni liberali di questo paese e, per mezzo di pratiche come quella che qui denunciamo, dell’annichilimento del loro significato liberal-democratico. È avvenuto tra il 1922 e il 1925, e poi, per uscirne, il nostro popolo è dovuto passare attraverso la tragedia del Ventennio fascista e della Seconda Guerra Mondiale. I nostri Padri e Madri Costituenti sapevano che il nostro popolo avrebbe potuto correre il medesimo rischio quando, lontano da quei drammi, ne avesse dimenticato le radici fasciste e, per questo, ci hanno lasciato la Carta Costituzionale e in particolare l’articolo 3: Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.

Noi docenti chiediamo ai nostri studenti di valutare la gravità del questionario in oggetto e di continuare a confrontarsi con noi su ogni aspetto della loro educazione e sulle questioni della vita, come la nostra professione richiede.

Noi docenti esprimiamo solidarietà ai docenti delle scuole italiane che hanno subito questo attacco alla libera manifestazione della loro diversità plurale e chiediamo pertanto, al Ministero dell’Istruzione e del Merito, ai nostri Dirigenti e alle Organizzazioni Sindacali di adire le vie legali per tutelare le libertà di pensiero, di espressione e di insegnamento sancite nella nostra Costituzione antifascista, che questo atto compiuto dal movimento dei ‘militanti della croce bretone’ (una croce celtica, riferimento dei movimenti filonazisti degli anni Trenta) vuole soffocare”.