“Oggi, 24 febbraio, decorre il quarto anniversario dall’inizio della nuova fase del conflitto ucraino. Il 24 febbraio 2022 le truppe russe avviavano quella che è stata denominata da Putin “operazione militare speciale” fornendo sostegno armato alla parte di cittadinanza ucraina impegnata in una guerra civile contro l’altra parte del Paese schierata invece con i golpisti manovrati dalla CIA e dall’Occidente. Naturalmente non c’è nessuna “operazione militare speciale”: c’è una guerra, feroce, sia per gli eserciti che combattono che per le popolazioni civili ucraine e russe coinvolte. Allo stesso modo, naturalmente, non c’era stata nessuna “operazione anti-terrorismo” in Afghanistan ma un’altra guerra feroce. E non hanno avuto niente di pace le tante “missioni di pace” a cui anche l’Italia ha partecipato in questi decenni. Eccetera eccetera. E così l’Italia è stata pienamente coinvolta in Afghanistan, come lo è stata in Iraq, come nei bombardamenti in Jugoslavia e come lo è ora in Ucraina. Alla faccia dell’articolo 11 della nostra Costituzione.

I dati forniti dal Center for Strategic and International Studies, con sede a Washington, stimano in quasi 2 milioni i militari complessivamente rimasti feriti o uccisi o dispersi tra tutte le parti in combattimento tra Russia e Ucraina. Si tratta di dati scarsamente attendibili, in quanto resi pubblici da un soggetto che tutto è tranne che indipendente, pesantemente finanziato com’è proprio da quell’Occidente che è impegnato con armi, risorse, informazioni e pure con propri militari nel sostegno al regime di Kiev. Tuttavia non è eccessivo dimensionare in centinaia di migliaia le vittime militari di questa guerra. E poi ci sono i civili, sia quelli di cui si hanno molte notizie, che quelli rimasti oscuri. Le fonti di informazione occidentale, infatti, non danno notizie di morti, feriti, atti terroristici e stragi varie quando riguardano gli oppositori di Kiev, i territori delle repubbliche separatiste e quelli russi. Con l’aggiunta dell’inevitabile strascico di violenze che ogni guerra porta con sé, si tratta di un enorme buco nero che ingoia diritti, esistenze, cultura e prospettive di un futuro di pace in piena Europa. A causa di un conflitto cercato e ottenuto dalla NATO a spese degli Ucraini e dei Russi. E dei cittadini europei.

Come Ravenna in Comune abbiamo sempre solidarizzato con chi subisce l’ingiusta violenza di questa guerra qualunque lingua parlasse. Abbiamo sempre richiamato al fatto che non è alimentando il conflitto con l’invio di armi che si può dare una speranza di successo alla diplomazia. Come diceva Gino Strada: «I governi comprano devastanti ordigni per la difesa, mentre i cittadini soffrono perché quei soldi non sono spesi per difendere la loro salute, il loro lavoro, la loro istruzione, l’ambiente, la ricerca. Se i nostri governi hanno speso quei soldi – e l’hanno fatto – allora dobbiamo chiederci se stanno governando per noi o contro di noi». Per questo abbiamo partecipato ad ogni manifestazione e abbiamo sottoscritto ogni appello per assicurare ad Ucraina e Russia «la pace e la giustizia» poiché «l’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali» nel rispetto dell’articolo 11 della Costituzione. Per questo siamo contro il riarmo europeo ed il concreto rischio di un’entrata diretta in guerra da parte dell’Italia.

Per questo non eravamo e non potevamo essere in Piazza del Popolo a Ravenna domenica alla manifestazione indetta dall’Associazione filo-ucraina Malva a sostegno della guerra di una parte contro l’altra. Lo slogan che chiamava alla partecipazione era: «Fermiamo l’aggressione russa. Solidarietà al popolo ucraino». Vi ha partecipato invece l’Amministrazione comunale. Non lo ha fatto con l’Assessora alla Pace, richiamando appunto i valori costituzionali di ripudio della guerra. Lo ha fatto con l’Assessora Barbara Monti alle Politiche europee, la stessa che appena insediata dopo le elezioni comunali non aveva nascosto le proprie simpatie banderiste assicurando a quella stessa associazione filoucraina: «Ravenna è con voi. Слава Україні – Gloria all’Ucraina». «Slava Ukraïni», è lo slogan indissolubilmente legato al collaborazionista filonazista ucraino Stepan Bandera e alle sue bande razziste antisemite di nazionalisti ucraini che appoggiarono lo sterminio di ebrei e polacchi durante la seconda guerra mondiale. Quella stessa Monti che domenica dichiarava di rappresentare il Comune di Ravenna che «fin dal primo momento aveva scelto da che parte stare». Dalla parte della pace? No, dalla parte dell’Ucraina come Stato in guerra. «Perché difendere l’Ucraina significa difendere l’idea dell’Europa» ha detto, ricordando implicitamente quel continuo invio di armamenti deciso dall’Unione Europea che continua a causare centinaia di migliaia di morti in una guerra per procura. Invio di armi pienamente appoggiato dal partito dell’Assessora Monti, l’Italia Viva di Renzi che difende a spada tratta il riarmo europeo, l’invio di armi in Ucraina e la continuazione ad oltranza della guerra «sino all’ultimo Ucraino».

L’Assessora Monti, eletta in Consiglio e poi nominata Assessora con poco più di un decimo dei voti ottenuti dalla nostra candidata Marisa Iannucci, rimasta invece fuori dal Consiglio, non ci rappresenta. Né ci può rappresentare quel Perini che come Presidente del Consiglio Comunale ha detto in Piazza di rappresentare tutti i consiglieri. Probabilmente è per questo, allora, che siamo fuori dal Consiglio. Perché vorremmo una democrazia che non assomigliasse sempre di più a quella ucraina. Dove manca libertà di espressione, gli oppositori finiscono in galera e i loro partiti vengono sciolti, la corruzione dilaga e la repressione pure. Chi dice di rappresentarci dovrebbe dare una possibilità di pace alle popolazioni di Ucraina e Russia e anche a quelle italiane, anche se questo va contro agli interessi del capitalismo militar-fascista. Che, evidentemente, non governa solo a Kiev.”