23/05/2018 – Officina Matteucci ha il piacere di presentare la mostra collettiva dal titolo Sulla natura delle cose, degli artisti Daniele Pilla, Alessandro Turoni e Matteo Vandelli, a cura di Michele Argnani. Sulla natura delle cose trasforma lo spazio espositivo in un ideale laboratorio scientifico, in cui le opere esposte sono accomunate dall’interesse verso l’indagine di luoghi o aspetti legati alla scienza, portandoci a quell’immaginario di ricerca e di sperimentazione. Il titolo fa riferimento al poema latino De rerum natura, in cui il poeta Lucrezio si serve del filtro artistico per divulgare una materia scientifica. Le sculture dell’artista Alessandro Turoni (Forlimpopoli, 1986), disposte per lo spazio espositivo, rappresentano ciò su cui si fonda il suo pensiero artistico: interessato principalmente alla natura e alla sua storia, all’evoluzione delle forme di vita, all’anatomia degli esseri viventi, ma allo stesso tempo alla psicologia e ai comportamenti della mente umana con le sue incongruenze, Turoni costruisce le proprie opere basandosi sull’idea di scontro e di lotta. Tali elementi si palesano attraverso il contrasto tra le forme e un generale senso di irrequietezza. In mostra sono esposti alcuni lavori che fanno parte delle serie Aberranti, Anatomie Inorganiche e Wunderkammer, dove si denota uno sguardo rivolto verso la sperimentazione e nell’utilizzo di materiali sempre diversi. Alle pareti della prima sala troviamo la serie di fotografie intitolata Botanischer Garten, che Matteo Vandelli (Lugo, 1992) ha realizzato nel 2017 all’interno dell’omonimo luogo, il Botanischer Garten und Botanisches Museum di Berlino. Il fotografo realizza un progetto visivamente omogeneo, quasi scientifico, contaminato da una forte estetica dell’immagine in contrasto con dettagli concreti che palesano una presenza umana addensata intorno ad uno scenario paradisiaco. L’intenso aspetto armonioso delle fotografie viene smorzato da una serie di particolari: non stonature in un paesaggio utopico quanto esempi di convivenza tra natura e uomo. Nell’ultima sala troviamo le Ambre dell’artista Daniele Pilla (Varese, 1980), che fanno parte di SULLA NATURA DELLE COSE 26.05.18 – 22.07.18 inaugurazione venerdì 25 maggio, ore 18.30 mostra di Daniele Pilla Alessandro Turoni Matteo Vandelli a cura di Michele Argnani un più ampio progetto di Archeologia del contemporaneo. Un’indagine sui corpi, sui segni di cui sono portatori e dai quali intuiamo uno straniante “sentimento del tempo”. L’ambra ha il potere di far viaggiare l’osservatore nel tempo. Attraverso il frammento perfettamente conservato ci riporta a un passato sterminato di cui siamo privilegiati osservatori. L’inserzione di oggetti della nostra quotidianità all’interno della resina proietta allora il fruitore in un futuro altrettanto lontano. Ci troviamo a essere futuribili, alieni in visita a un pianeta estinto, archeologi della nostra stessa epoca. La distanza nel tempo — il periodo necessario alla naturale fossilizzazione della resina — si ripropone nello spazio, laddove l’oggetto sospeso seduce lo sguardo ma non si lascia aerrare dalla mano. Un contemporaneo memento mori quindi, una riflessione sulla caducità e sulla distanza come condizioni di possibilità del progetto umano, e una suggestione legata all’aspetto auratico dell’opera d’arte.

Daniele Pilla (Varese, 1980). Artista e intellettuale disorganico. Concilia la pratica artistica con la scrittura. Si laurea in Filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano nel 2010, attualmente laureando in Visual Cultures presso l’Accademia di Belle Arti di Brera. Recentemente ha pubblicato “L’orecchino di Füsun” in Un sogno fatto a milano, Johan&Levi editore, Milano. Vive e lavora a Milano.

Alessandro Turoni (Forlimpopoli, 1986) comincia la sua formazione artistica all’Istituto d’arte di Forlì, dove inizia ad apprendere le tecniche plastiche e pittoriche. Studia Scenografia per il melodramma all’Accademia di Belle Arti di Bologna, dove sviluppa oltre all’abilità manuale della lavorazione teatrale anche una metodologia progettuale. Si laurea con 110 e lode e inizia a lavorare come assistente scenografo, collaborando a numerosi allestimenti, anche all’estero. Nel 2013, perseguendo la sua passione per l’arte e il lavoro manuale, realizza le sue prime sculture zoomorfe, che inizia a esporre nei locali forlivesi, e partecipa a diverse collettive, anche all’estero. Nel 2015 la prima importante personale presso il Palazzo del Monte di Pietà di Forlì, in cui unisce alla bellezza dell’opera d’arte un contesto scenografico atto ad esaltarne il significato. Tra le esposizioni importanti, la mostra al Museo di scienze naturali di Cesena (2016) e la mostra presso la galleria 1.1_ZENONE contemporanea di Reggio Emilia (2017). Ad oggi insegna Modellazione digitale all’Accademia Belle Arti di Bologna e prosegue la sua ricerca artistica personale.

Matteo Vandelli (Lugo, 1992). Vive e lavora come grafico freelance a Faenza. Dal 2014 fa parte del collettivo Fototeca Manfrediana, con cui collabora a progetti principalmente legati alla ricerca fotografica sul territorio locale tra cui Terra (2014), Grigio chiaro (2015), Con vista carca di stupor (2016, a cura di Osservatorio Fotografico) e Abitare Monti (2017). Nel 2016 viene invitato da Giovanni Zaagnini e Osservatorio Fotografico a partecipare alla mostra collettiva Abitare il deserto, insieme ad un collettivo di fotografi e scrittori internazionali, a trentanni dal progetto Traversate del deserto a cura di Gianni Celati, Luigi Ghirri, Giovanni Zaagnini e altri.