“Apprendiamo che la direzione della Marcegaglia di Ravenna ha deciso di riaprire parzialmente le attività produttive. Siamo fortemente contrari. Prima della produzione e dei loro profitti viene la salute dei lavoratori e delle lavoratrici e dei loro cari. Così mentre governo e organi sanitari competenti chiedono di non uscire di casa si pretende di costringere uomini e donne a produrre esponendosi così al rischio contagio. Chiediamo alla direzione aziendale di soprassedere a questa decisione e di rimandare la ripresa delle attività” affermano così i Sindacati RSU–USB Marcegaglia e USB Lavoro Privato.    

Anche Slai cobas per il sindacato di classe di Ravenna esprime il proprio dissenso verso la riapertura dello stabilimento:

“Apprendiamo con rabbia e sconcerto, da un comunicato vergognoso di Fim-Fiom-Uilm, che la Direzione della Marcegaglia di Ravenna vuole riprendere “gradualmente” le produzioni: basta fornire agli operai dpi (ma la Direzione non dice nulla ad esempio sulla qualità delle mascherine, così come nulla sulla sanificazione degli ambienti), attuazione del protocollo sanitario e distanza di sicurezza nelle linee (chi lo garantisce?).
E, ciò che è enormemente più grave, per gli operai che si dovessero rifiutare di lavorare per ragioni di sicurezza sanitaria e non “possono” essere sostituiti, l’Azienda li obbliga ad andare a lavorare!

Questo si chiama fascismo aziendale!
E i confederali? Ancora una volta al servizio dell’Azienda: per loro chi non “se la sente” può rimanere a casa in cassaintegrazione….Forse. Tanto è il padrone che decide.

E loro esistono solo per comunicare agli operai le sue direttive/diktat!
E’ anche grazie a questi sindacati gialli che gli operai sono impauriti, senza difese, esposti al rischio salute come al ricatto di perdere il proprio posto di lavoro.
Alla Marcegaglia di Ravenna è ora che si capisca questo una buona volta e che gli operai si organizzino con lo Slai cobas per il sindacato di classe.
Inoltre non si capisce perchè per la Marcegaglia l’apertura dev’essere anticipata quando i coils non sono un bene essenziale.
L’ultimo dpcm avrebbe dovuto imporre il fermo dell’attività produttiva ma sappiamo che il terminal Marcegaglia al Porto ha continuato a lavorare, facendo movimentare i coils e lamiere da una ditta in appalto assieme ai lavoratori della Compagnia portuale.
Nessuna forza sindacale, nessuna forza politica, sta facendo qualcosa per questi operai.
Le Istituzioni locali, sindaco e prefetto in testa, non intervengono chiudendo gli occhi di fronte a quella che è una vera e propria dittatura padronale in nome del profitto.
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe fa appello agli operai di scioperare senza aspettare l’indizione sindacale in caso di rischi per la sicurezza nelle linee.
I lavoratori devono essere tutelati dai rischi da contagio sul posto di lavoro, come prevede il TU 81/08 (“Il lavoratore che, in caso di pericolo grave, immediato e che non può essere evitato, si allontana dal posto di lavoro o da una zona pericolosa, non può subire pregiudizio alcuno e deve essere protetto da qualsiasi conseguenza dannosa”), e come prescrive il protocollo del 14.03.2020.
In molte realtà gli operai hanno scioperato per non dovere essere carne da macello.
Abbiamo ancora sotto gli occhi la strage che c’è a Begamo, con Confindustria e istituzioni che affermavano fino a metà marzo, cioè in piena diffusione dell’epidemia, che era “indispensabile” tenere aperte le fabbriche. A Brescia il sindaco ha denunciato pubblicamente che i padroni delle industrie sono i responsabili in quella città dei contagi.
I padroni vorrebbero che l’emergenza sanitaria non passi dai tornelli della Marcegaglia di Ravenna, che bisogna produrre perchè il loro profitto è più importante della vita degli operai! E trasgrediscono loro per primi le regole delle disposizioni sanitarie
Lo Slai Cobas per il sindacato di classe è disponibile per gli operai che non vogliono essere succubi dei comandi padronali e difendere il diritto alla salute e sicurezza. E pretendiamo di esercitare questo diritto costituzionale proprio perchè abbiamo a cuore la difesa della salute pubblica”.