Il 14 dicembre scorso è stato rinnovato l’accordo volontario tra le Organizzazioni di Produttori (OP) ortofrutticoli dell’Emilia Romagna, rappresentate da RI.NOVA (già CRPV), e le Aziende vivaistiche della stessa regione, rappresentate dal CAV (Centro Attività Vivaistiche). L’accordo è finalizzato a migliorare la qualità fitosanitaria e di prodotto vivaistico del materiale di propagazione impiegato per realizzare nuovi impianti frutticoli, con particolare riferimento alle specie pero, albicocco, pesco e susino. In particolare i vivaisti si impegnano ad utilizzare le migliori tecniche per ridurre l’incidenza di tre gravi malattie: il Pear decline, che provoca un elevato grado di moria delle piante di pero; la Sharka, la virosi più aggressiva delle drupacee; il fitoplasma ESFYP, che infetta in particolare le piante di susino delle varietà cino-giapponesi.

«Il primo accordo tra le Organizzazioni di Produttori ortofrutticoli e i vivaisti, firmato nell’ottobre 2015 per una durata di sette anni, era in scadenza – precisa Marco Pancaldi del CAV (Centro Attività Vivaistiche) – Il rinnovo, che scadrà il 31 dicembre 2029, è stato sottoscritto da una decina di OP, che rappresentano circa l’80% della produzione frutticola regionale, e da una ventina di vivaisti, che rappresentano la quasi totalità della produzione vivaistica in Emilia Romagna».

«L’iniziativa, su base volontaria, intende affiancare e certamente non sostituire le attività di controllo istituzionale affidate al Servizio Fitosanitario Regionale, peraltro molto attivo in Emilia Romagna – aggiunge Daniele Missere di RI.NOVA – L’obiettivo è principalmente quello di favorire la produzione di piante certificate QVI (Qualità Vivaistica Italia), che rappresenta il livello di qualità e garanzie fitosanitarie maggiori presente nel nostro Paese. Ogni anno, un team composto da tecnici del CAV e tecnici delle Organizzazioni di Produttori verifica lo stato sanitario dei Campi di Piante Madri in luglio e agosto, e dei vivai in settembre e ottobre».

I numeri del precedente settennato sono esplicativi dell’importanza dell’accordo: «Dal 2015 ad oggi sono state ispezionate 157mila Piante Madri e quasi 13 milioni di astoni – prosegue Daniele Missere – In sette anni, anche grazie alle azioni messe in atto con l’accordo, si è rilevata una riduzione dell’incidenza delle tre malattie individuate».

«Per i prossimi sette anni, i vivaisti si impegnano ad effettuare controlli analitici con frequenze superiori rispetto alla normativa vigente – conclude Marco Pancaldi – Ad esempio, nel caso del virus della Sharka nelle drupacee, si impegnano ad analizzare annualmente ogni singola pianta nei loro Campi di Piante Madri. E’ un risultato importante, infatti un tale livello di controllo sarebbe previsto solo per i materiali certificati QVI e non per le altre tipologie di piante (certificate UE oppure CAC). L’accordo inoltre ha favorito l’utilizzo di reti antinsetto nei Campi di Piante Madri, estremamente utili per proteggere le piante dalle tre malattie.

LE TRE PROBLEMATICHE TRATTATE

Pear Decline
La malattia è causata da un fitoplasma e la sindrome più comune consiste in un arrossamento precoce delle foglie nei mesi estivi, accompagnato da una minore pezzatura dei frutti e da un generale rallentamento nello sviluppo delle piante. Il fitoplasma viene diffuso in natura da insetti vettori appartenenti al genere Psylla, ma può essere trasmesso anche attraverso gli innesti. Le piante più colpite sono quelle di 2-3 anni di età, con punte del 20-25%, mentre con l’aumentare dell’età e fino a 9-10 anni, la percentuale di piante infette tende a ridursi fino all’1%, ma non si azzera mai.

Plum Pox Virus (Sharka)
Provocata dal virus Plum Pox Virus (PPV), la vaiolatura delle drupacee, comunemente chiamata Sharka, è la più grave malattia infettiva d’origine virale che colpisce le drupacee. La sua pericolosità si deve sia alla gravità dei sintomi sui frutti di susino, albicocco, pesco e nettarine, che li rendono non commerciabili, sia alla facilità di diffusione, che può avere effetti devastanti sull’economia del comparto. In considerazione dei gravi danni che la Sharka può causare, a livello nazionale si è posta da tempo la massima attenzione per evitare il rischio di una sua diffusione. Il più alto grado di garanzia circa l’assenza della malattia è offerta dalla produzione di materiale di propagazione certificato QVI.

Giallume europeo delle drupacee (ESFYP)
Causata da un fitoplasma, quest’alterazione colpisce in particolare le piante di susino e albicocco. Fra le varietà di susino, sono soggette all’infezione quelle cino-giapponesi, mentre le cultivar di susino europeo sono dotate di discreta tolleranza. Il sintomo più caratteristico è la schiusura anticipata delle gemme di qualche ramo o dell’intera pianta durante il riposo vegetativo, in genere due o tre settimane prima rispetto alle piante sane. Pertanto alla ripresa vegetativa le piante malate sono facilmente riconoscibili poiché presentano le foglie prima o contemporaneamente ai fiori. La trasmissione del fitoplasma avviene in campo attraverso l’insetto Cacopsylla pruni. ESFYP può essere trasmesso anche per innesto con il materiale di propagazione infetto. Le piante, una volta colpite, sono destinate a morte certa nel giro di qualche anno. Anche grazie alle azioni messe in atto con l’accordo OP vivaisti, si è ridotta la frequenza dei casi di piante di albicocco, e soprattutto di susino cino-giapponese.