“A 30 anni dalle stragi dove persero la vita Francesca Morvillo, Giovanni Falcone, e successivamente Paolo Borsellino e gli uomini delle loro scorte, il monito che dobbiamo trarre da quei tragici fatti è di non lasciare soli coloro i quali si battono contro le mafie.

Durante le celebrazioni della giornata di ricordo delle vittime delle mafie, lo scorso 21 marzo, è transitata anche da Ravenna la teca con all’interno i resti dell’auto della scorta di Giovanni Falcone. Quarto Savona Quindici il nome in codice della Fiat Croma distrutta dalla bomba di Capaci il 23 maggio 1992 e sulla quale viaggiavano e morirono Antonio Montinaro, Rocco Dicillo e Vito Schifani, poliziotti della Squadra Mobile, tutti giovani fra i 27 e i 30 anni. Ricordare l’impegno del giudice Falcone oggi, a 30 anni dalla strage, significa contribuire a creare e a rafforzare una cultura antimafia che può avere successo soltanto nella misura in cui riesca a coinvolgere tutta la società, soprattutto le giovani generazioni.”