Legambiente interviene sul recente dibattito apertosi a seguito dell’abbattimento di specie tutelate, da parte di un cacciatore all’interno della Piallassa Baiona lo scorso 24 marzo e successivamente disconosciuto dalla stessa “Federcaccia”.

“Un evento gravissimo, che deve divenire da monito per limitare l’attività venatoria sul territorio soprattutto se contestualizzato  in una zona che gode sulla carta di numerose ed importanti tutele ambientali. La situazione del bracconaggio è ben più grave e radicata e già ha avuto ed ha conseguenze negative che nel tempo hanno generato in queste delicate zone, pesanti conseguenze sia sulla fauna che sugli habitat” – commenta Legambiente.

“Non è sufficiente che le associazioni venatorie, riconoscano il danno arrecato all’ecosistema – continua. E’ necessario che i cacciatori prendano coscienza dell’arretratezza della loro anacronistica attività in questi luoghi e delle conseguenze negative che nel tempo hanno generato al nostro territorio, depauperando le storiche pinete di San Vitale e Classe dalla sua fauna autoctona “.

E’ poi sottile la reale necessità di istituire importanti piani di abbattimento nei confronti di daini e cinghiali, rispetto alle pressioni esercitate  dalle solite lobby dei cacciatori a cui spesso la politica, in particolar modo in periodo elettorale, ritiene conveniente sottostare.

Inserendosi nello scambio tra un lettore e Bruno Gurioli presidente provinciale di “Libera Caccia” (comparse sul Resto del Carlino le scorse settimane), Legambiente risponde alle affermazioni di quest’ultimo il quale accuserebbe gli ambientalisti dell’attuale stato di degrado dell’oasi di Punte Alberete elogiando invece il lavoro dei cacciatori nella tutela dell’ambiente.

“È  bene ricordare al presidente della Libera Caccia ed al mondo venatorio che, intanto, l’Oasi di Punte Alberete non è mai stata in gestione alle associazioni ambientaliste (la gestione è sempre stata in mano al Comune di Ravenna e all’Ente parco Delta del Po) e che l’assegnazione della gestione ordinaria e di manutenzione è stata mantenuta da associazioni ambientaliste fino al 2013; da allora fa capo esclusivamente al Comune di Ravenna. Inoltre, non sono certo stati gli ambientalisti ad inquinare le piallasse e le pinete con tonnellate di piombo – sottolinea Legambiente. Oltretutto, è impensabile gestire le pinete come un esclusivo circolo venatorio a sfavore di una serena fruizione da parte di cittadini e famiglie, cicloturisti e amanti della natura, a rischio di essere impallinati da qualche ottuagenaria doppietta”.

L’associazione ricorda come le zone delle piallasse siano state ricomprese, per ciò che riguarda l’avifauna in generale, in uno dei sette “black spot” d’Italia dal Piano d’Azione Nazionale per gli illeciti contro gli uccelli selvatici; piano contro il bracconaggio proposto dal Ministero dell’Ambiente ed approvato dalla Conferenza permanente tra lo Stato e le Regioni e le Province autonome di Trento e Bolzano.

Legambiente punta poi il dito contro i capannisti, molti dei quali abusivi, che da decenni e decenni occupano l’ambiente delle piallasse e spesso non si trovano a rispettare nemmeno i più blandi regolamenti.

Inadempienze che vedono perpetuarsi e nascere abusivismi e spesso provocano ed aumento il degrado di questi territori.

“Per cominciare a rispettare veramente questi nostri importantissimi ed unici ambienti naturali dovremmo cominciare a pensare di dire basta alla caccia nelle pinete e nelle piallasse definendo un’effettiva drastica riduzione della attività venatoria, degli orari in cui si svolge, del numero giornaliero ammesso degli abbattimenti, con divieto assoluto della caccia notturna e serale a partire da almeno due ore prima del tramonto, alla creazione di aree cuscinetto con divieto di caccia a protezione delle aree protette, fino alla drastica riduzione degli appostamenti nelle zone umide e su terra  restituendo in sicurezza ai cittadini quello straordinario palcoscenico di natura e biodiversità strutturalmente connaturato al nostro territorio. Poi incrementando e incentivando il turismo ambientale anche in questi luoghi, cosa che oggi, con l’esercizio dell’attuale pressione venatoria, la povertà della fauna residuale e gli ovvi problemi di sicurezza, risulta difficilmente proponibile a naturalisti, birdwatcher o chicchessia…” – conclude.

Legambiente Ravenna – Circolo Matelda