La conclusione dell’iter di approvazione del nuovo Statuto dell’Unione della Romagna Faentina è stata commentata da esponenti del Pd con amnesie e con alcune affermazioni che non condividiamo.

Sarebbe stato più opportuno e veritiero riconoscere che gli ultimi mesi di lavoro – sia sul Documento generale di indirizzo (giunto alla sesta riscrittura!), sia per la “riforma” dello Statuto – hanno impresso modifiche sostanziali all’impianto originario, elaborato e preso a riferimento per lungo tempo senza alcun coinvolgimento delle minoranze e delle organizzazioni sociali e culturali del territorio. E che a presiedere la Commissione speciale incaricata di un compito non facile è stato Edward J. Necki, consigliere de L’Altra Faenza.

Il coordinatore del Pd della Romagna Faentina, Giorgio Sagrini, ha affermato che “L’obiettivo delle modifiche statutarie è di definire chiaramente, da un lato, i compiti dell’Unione per conto dei Comuni aderenti e, dall’altro, affidare ai singoli Comuni, ai Consigli comunali, il potere di indirizzo sulle tematiche di interesse sovracomunale e il potere di decisione su ogni atto relativo alla propria comunità, al proprio territorio, nel quadro delle scelte di programmazione condivise a livello di Unione”. Condividiamo questa impostazione perché noi – L’Altra Faenza, Mdp-Art.1 e le persone che hanno contribuito al lavoro di studio – e non altri l’abbiamo proposta e sostenuta in tutte le sedi in cui è stato possibile farlo.

Assieme ai tanti emendamenti alle precedenti versioni dello Statuto e del Progetto di riordino, abbiamo prodotto una nota politica che resta la bussola per ogni futura valutazione. Essa richiama con chiarezza l’esigenza di: 1) rispondere prima di tutto ai bisogni e ai diritti dei cittadini; 2) salvaguardare il ruolo delle assemblee elettive (Consigli comunali) quali espressione della volontà popolare; 3) adottare criteri di rappresentanza che assicurino la maggiore partecipazione democratica; 4) organizzare i lavori degli organi dell’Unione puntando ad un effettivo coinvolgimento di quanti ne fanno parte; 5) garantire pari opportunità a tutti i Comuni; 6) promuovere percorsi partecipativi effettivi, aperti alle realtà associative presenti nei territori, sulle scelte di rilevante interesse che competono all’Unione; 7) promuovere il positivo coinvolgimento del personale e delle loro rappresentanze sindacali.

Pur avviato in ritardo – e sotto la spinta e le proposte dei gruppi consigliari de L’Altra Faenza e di Mdp-Art.1 – il confronto senza preconcetti sul merito delle questioni da risolvere ha consentito di pervenire ad un risultato condivisibile. Poco conta ora intestarsene il merito: l’importante è definire un nuovo assetto delle istituzioni locali e dei servizi pubblici che tuteli e promuova il benessere e i diritti delle comunità amministrate.