In marcia contro il rigassificatore: “Continuerà ad alimentare la dipendenza energetica da altri Stati”

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Una passeggiata di 7 Km, da Ravenna a Punta Marina, per dire “No al Rigassificatore”. Associazioni ambientaliste, movimenti politici e antagonisti del nuovo impianto si sono dati appuntamento domenica mattina al Pala de André per la manifestazione contro la decisione di installare e mettere in funzione a Ravenna il nuovo impianto GNL. Dal palazzetto il corteo è partito alla volta della spiaggia di Punta Marina. Al largo della costa troverebbe ormeggio la nave rigassificatrice, la ‘BW Singapore’, acquistata da Snam all’inizio di luglio, a circa 8,5 chilometri al largo di Ravenna in corrispondenza della piattaforma offshore esistente di Petra (Gruppo Pir), che sarà opportunamente adeguata e ammodernata. Ha una capacità di rigassificazione continua di circa 5 miliardi di metri cubi equivalente a circa un sesto della quantità di gas naturale oggi importata dalla Russia, e uno stoccaggio di 170mila metri cubi di gas naturale liquefatto (Gnl). Sarà rifornita ad intervalli regolari, al massimo una volta alla settimana, da navi metaniere. Al fine di convogliare il gas verso il punto di interconnessione con la rete nazionale dei gasdotti, posto a circa 42 km dal punto di ormeggio, a nord-ovest della città, il progetto propone di realizzare un collegamento composto da un tratto di metanodotto a mare (sealine) di circa 8,5 km e uno onshore, completamente interrato, di circa 34 km

 

«L’obiettivo della manifestazione, in collegamento con tutte le altre iniziative che si stanno svolgendo nel Paese, a cominciare da Piombino – hanno detto gli organizzatori (“Per il Clima Fuori dal Fossile”, Legambiente e Fridays for Future di Ravenna, con l’ appoggio della Rete Emergenza Climatica e Ambientale dell’Emilia-Romagna e della Rete nazionale contro i rigassificatori) – come noto è quello di contrastare la svolta intrapresa dal governo sotto la spinta dei colossi dell’energia fossile, che vede nella realizzazione degli impianti di rigassificazione la punta dell’iceberg di quel sistema ostinatamente estrattivista che sta rovinando il clima, l’ambiente, la pace e il futuro delle prossime generazioni. Mentre il Presidente della Regione e Commissario straordinario dichiara che l’opera si dovrà fare a tutti i costi, diversi soggetti della società civile, a Ravenna e altrove, stanno sollevando svariate obiezioni nei confronti di questi progetti, che ostacolano il percorso verso la vera transizione energetica».

«I rigassificatori che si vogliono imporre a Ravenna, a Piombino e in diversi altri luoghi del Paese e in generale la filiera del gas liquefatto – continuano i promotori – contrariamente a quanto ci viene detto, ci lega sempre di più alla dipendenza energetica da altri Stati, non risolveranno il problema dei costi delle bollette, peggioreranno la qualità dell’aria e le condizioni di salute della popolazione, renderanno più insicuro il nostro territorio. E per la loro realizzazione c’è già chi teorizza di militarizzare i territori dove si manifesta il dissenso, compromettendo i diritti democratici. L’autentica svolta ecologica, oltre a favorire la salute dell’ambiente e delle persone, produrrebbe maggiore e migliore occupazione e contribuirebbe ad una reale indipendenza energetica».