Anche quest’anno, pur tra alle difficoltà determinate dall’emergenza sanitaria, si è rinnovata la tradizione dell’Impagliata, il ‘servizio per la puerpera’ in maiolica creato per omaggiare un momento importante come la nascita di un figlio e offerto alle mamme per consumare il pasto dopo il parto. A Faenza è tradizione consegnare l’Impagliata ai primi nati del nuovo anno. Questa mattina il sindaco Massimo Isola ha fatto visita alle due famiglie che sono state allietate dalle nascite dei primi nati del nuovo anno per consegnare il servizio in maiolica, quale omaggio della città al primo bambino e bambina venuti alla luce a Faenza da famiglie residenti nel comune manfredo.

Il primo faentino del nuovo anno, per la gioia di mamma Jessica Samorì, 28enne commessa, e papà Simone, 31enne artigiano in una ditta di falegnameria, entrambi di Granarolo Faentino, è Thomas Marangoni, nato il 2 gennaio alle 5,22 che appena venuto alla luce pesava 3,880 chilogrammi. Thomas è il secondo figlio della coppia dopo il primogenito Manuel di quattro anni. Si è invece dovuto attendere qualche giorno per l’arrivo della prima faentina, Bianca Bersani, nata da mamma Claudia Calamelli, 36enne infermiera, e papà Mauro, 37enne libero professionista. Bianca, al momento della nascita, avvenuta alle 2 del 4 gennaio 2021, pesava 2,310 chilogrammi. Bianca è la prima bambina della coppia.

 

“Pur in un momento di grande incertezza come quello che stiamo vivendo a causa della pandemia da Covid -ha detto il sindaco Massimo Isola- questo momento vuol essere un segno di speranza e di gioia per i nuovi nati del 2021 della nostra comunità”.

Il decoro scelto per l’Impagliata 2021, consegnato alle due coppie, è ‘alla ghianda’, del 1790, disegno di gusto neoclassico che presenta un ornato a festone con fili e perle che racchiudono un piccolo rametto di ghianda. Il servizio dell’Impagliata è stato realizzato dal ceramista faentino Romano Certesi.

Un po’ di storia

L’origine del termine impagliata è incerto. Potrebbe fare riferimento, così come riportato da una studio del Mic, il Museo internazionale delle ceramiche di Faenza, al “giaciglio di paglia sul quale venivano posati i neonati”. L’impagliata è poi diventato negli anni un servizio in ceramica costituito da elementi sovrapposti l’uno all’altro in modo da formare un complesso unico, un oggetto quasi di design oggi, che un tempo veniva donato alle madri per il loro primo pasto a letto dopo il parto. Il servizio è costituito da un piatto fondo per il brodo, un portauovo con porta-sale e una piccola zuppiera. La tradizione dell’Impagliata che testimonia il significato della vita e la protezione che la comunità riservava alla ‘donna-madre’ per tutto il periodo puerperale, è documentata fin dal ‘400. Nel tempo il tradizionale servizio faentino è stato donato anche ad alcune note personalità, tra cui la principessa di Piemonte, Maria Josè di Savoia, per la nascita della terzogenita Maria Gabriella (1940), e la principessa di Galles, Diana Spencer, in occasione della nascita del primogenito William (1982).