“Per la Trilogia d’autunno il Ravenna Festival ha commissionato al ballerino ucraino Se-rhij Volodymyrovyc Polunin lo spettacolo Dante Metànoia.

Perchè si doveva e si poteva evitare?

Nel 2019 Serhij Volodymyrovyc Polunin, ballerino ucraino con il volto di Putin tatuato sul petto e con il quale dice di identificarsi totalmente, avrebbe dovuto ricoprire il ruolo di Sigfrido nel Lago dei cigni portato in scena dal balletto dell’Opéra di Parigi.
Ma poi ha pubblicato alcuni post sul suo profilo instagram, successivamente rimossi, in cui incita i ballerini e gli uomini in generale a “essere uomini”: “Lupi, leoni e capi della famiglia che si devono occupare di tutto”.

Mentre le donne “ora cercano di ricoprire ruoli maschili perché voi non le scopate”.

Un’idea di mondo sessista, misogina, omofoba e maschilista, in cui gli uomini ambiscono a somigliare a lupi e leoni e, vestendo i panni di guerrieri, diventano i capi della famiglia, e le donne, frustrate perché nessuno le scopa più, cercano di farsi uomini.

Aurélie Dupont, direttrice artistica del balletto dell’Opèra, pur riconoscendo il talento di Serhij Volodymyrovyc Polunin, ha ritenuto le sue dichiarazioni pubbliche incompatibili con i suoi personali valori e con quelli della compagnia che rappresenta, pertanto ha tolto a Serhij Volodymyrovyc Polunin il ruolo di Sigfrido.

Hanno rincarato la dose di indignazione anche i ballerini della compagnia che hanno dichiarato: la nostra compagnia è portavoce dei valori di tolleranza e rispetto, quest’uomo non ha nulla a che vedere con noi.

L’arte, che spesso si è rivela salvifica per chi è stato costretto a scappare da dittature, e nazionalismi, è e deve restare libera, pertanto Serhij Volodymyrovyc Polunin, paladino di ideologie misogine, omofobe e maschiliste, per quel che ci riguarda, poteva non ricevere la commissione di un’opera da parte di una città che si riconosce in una cultura accogliente, pluralista e non sessista.

Sì. Si devono e si possono fare delle scelte.
Sì. Si doveva e si poteva evitare.”