Le imprese ravennati che operano all’interno di filiere sono più innovative, più aperte ai mercati stranieri e più ottimiste sul futuro di quelle che lavorano in maniera isolata. Il 41% di queste imprese prevede di recuperare i livelli produttivi pre-COVID già entro quest’anno, contro il 36% delle altre aziende. Una quota che sale al 43% per le imprese in filiera che hanno investito nelle tecnologie 4.0 contro il 33% delle altre digitalizzate. Innovazione e export sono tra le leve strategiche su cui puntano per stare sul mercato. Il 59% delle imprese che lavorano insieme ha fatto investimenti per innovare (contro il 36% delle altre) e il 20% esporta, con punte che arrivano al 29% nelle filiere 4.0 (contro il 23% delle altre digitalizzate). La collaborazione tra imprese che hanno attività interconnesse lungo tutta la catena del valore – dalla creazione sino alla distribuzione- di un bene o servizio – si rileva quindi quale importante fattore di competitività per gli imprenditori, soprattutto se abbracciano il digitale avanzato. È quanto emerge da un’analisi realizzata dall’Osservatorio dell’economia della Camera di commercio di Ravenna su dati Centro Studi Tagliacarne, Unioncamere e InfoCamere.

 L’aggregazione in filiera – ha evidenziato Giorgio Guberti, commissario straordinario della Camera di commercio di Ravenna – offre vantaggi specifici quali la capacità di “fare massa critica” per modernizzare la propria dotazione tecnologica e migliorare le competenze del personale coinvolto, la possibilità di condividere standard, linee guida, strumenti e un linguaggio comune. E ancora, la condivisione delle risorse umane necessarie per adeguarsi ai nuovi standard, l’opportunità di sviluppare soluzioni innovative nel campo dell’informatizzazione dei prodotti e dei processi per la realizzazione del programma comune di rete, la possibilità di sviluppare manualistica comune e formazione comune per il personale delle aziende della rete”.

3 imprese su 5 attive nelle costruzioni e agrobusiness

Costruzioni e Agrobusiness rappresentano quasi il 62% delle imprese attive coinvolte nel sistema delle filiere, seguiti dai settori Turismo-beni culturali, Sistema moda, Energia e Mezzi di trasporto.

Il 61% delle filiere investe in innovazione

Le imprese ravennati che operano all’interno delle filiere presentano una maggiore propensione ad innovare rispetto alle altre non operanti in filiera, il 61% contro il 37%. E per competere puntano soprattutto sull’innovazione di prodotto (il 46% contro il 23%) e di processo (il 39% contro il 23%). Anche tra le imprese che adottano tecnologie 4.0 pesa l’effetto filiera: il 73% delle imprese che collaborano tra loro ha investito in almeno una forma di innovazione (tra quelle di prodotto, processo, organizzativa, marketing) contro il 64% di quelle non filiera.

Dall’export quasi un terzo del fatturato delle filiere 4.0

I benefici del lavorare in filiera si fanno sentire anche sulla maggiore apertura ai mercati stranieri, in particolare per quelle imprese che adottano le tecnologie abilitanti. Il 32% del fatturato delle filiere 4.0 è alimentato dalle vendite estere, contro il 26% di quello delle altre imprese digitalizzate non in filiera. Non solo, le prime esportano anche mediamente in più mercati rispetto alle seconde (26 contro 21).

“Formare, gestire e valorizzare i propri collaboratori, accrescendo le loro competenze trasversali in un’ottica di filieraha concluso Gubertipuò dunque rappresentare un’occasione per rafforzare il patrimonio intangibile della singola impresa, aumentando le possibilità di successo dell’intera Rete nei mercati”. Non a caso nel PNRR si riserva attenzione al tema delle filiere leggendolo sotto la lente dell’internazionalizzazione proprio sotto l’asse strategico della Transizione digitale”.