Siamo stati sommersi, a fine 2018, dalle dichiarazioni trionfali della Giunta comunale sul rilancio del turismo a Ravenna, dove gli splendidi risultati della città d’arte avrebbero compensato quelli magri del litorale (“colpa di pioggia e mucillagine”, secondo l’assessore Costantini). I risultati veri, che solo ora la Regione ha pubblicato in forma completa, dimostrano invece il contrario, a cominciare dal dato più eclatante: il calo dell’1,4% delle presenze turistiche, cioè dei pernottamenti, i soli che contino per l’economia di un territorio. Era del resto ovvio che l’incremento dell’1,8% nella città d’arte, su un totale di 504 mila presenze, non poteva supplire alla diminuzione dell’1,9% nei lidi, che ne valgono 2.240.000. Tragico è poi stato il -2% degli stranieri, in fuga a rotta di collo da Ravenna ormai da un decennio.

Ravenna è stata così la palla al piede dell’intera Provincia, la quale, pur frenata dal capoluogo, si è assestata sul più dignitoso calo dello 0,4%. Disastroso è però il confronto con l’intera Regione Emilia-Romagna, le cui presenze sono aumentate del 4,7%, con crescita degli italiani (+4,2%), ma ancor più degli stranieri (+6,3%); e dove le città d’arte hanno registrato un +11,2% fantastico, che fa impallidire lo smilzo +1,8% di Ravenna, città d’arte di gran lunga impareggiabile in tutta la Val Padana.

Ravenna è cenerentola turistica anche in Italia, nella quale – dalle stime sui flussi turistici nel 2018 elaborate da CST per Assoturismo Confesercenti – le presenze, nonostante un’estate sottotono, sono aumentate dell’1,4%, grazie soprattutto agli stranieri (+1,8%) e al comparto alberghiero (+1,9%). Tutto si spiega. La nostra città, forte non solo di monumenti e chiese, ma anche di un eccezionale patrimonio di cultura, di ambiente/natura e di spiagge, risulta solo al 17° posto tra quelle più visitate in Italia, preceduta, nella sola nostra Regione, da Rimini, Riccione, Cervia e Cesenatico.

MODELLO TURISTICO DA RADDRIZZARE
Tutto questo ci porta a dire che il modello turistico applicato a Ravenna dal governo locale, fondato sulla frammentazione e sulla dispersione delle iniziative, delle risorse e dei centri erogatori stessi, sotto le spinte e a beneficio del cerchio magico entro cui è ristretto, dovrebbe essere riformulato da capo, prima che anche questo comparto, tra i più trainanti dell’economia e del lavoro nel nostro territorio, sia affossato. Occorre riprogettare unitariamente la promo-commercializzazione della nostra straordinaria e molteplice offerta turistica, coinvolgendo appieno le migliori realtà imprenditoriali, le quali, conoscendone bene sia le qualità, che le sofferenze, possono contribuire proficuamente a rimetterla sulla carreggiata della ripresa e dello sviluppo. I due milioni di incasso annuale dalla tassa di soggiorno siano indirizzati a miglior sorte di concerto con loro. L’amministrazione comunale si preoccupi di come ridurre, bussando forte alle porte della Regione, la grande carenza delle infrastrutture e dei collegamenti stradali e ferroviari, e di rimediare in proprio all’indecenza della viabilità locale: biglietti da visita che non incoraggiano l’arrivo di nessuno, tanto meno il pernottamento.

Il suddetto assessore, uomo solo al comando del turismo ravennate, alla domanda or ora postagli: “Che tipo di lavoro avete fatto in questi anni?”, ha risposto: “Ci siamo concentrati sulla comunicazione, online e non solo. Poi su una distribuzione migliore degli eventi: penso ai fuochi artificiali, alle frecce tricolori… E ora, appunto, sulle esperienze”, che ha indicato essere “escursioni in valle, laboratori di mosaico…”,  non altre. Belle cose. Ma forse il turismo ravennate è qualcuno e qualcosa di più.