I quattro amici che abbandonarono Matteo Ballardini al suo destino escono dal carcere. Il Tribunale del riesame di Bologna ha disposto la scarcerazione nella giornata di venerdì, accogliendo la richiesta presentata dagli avvocati dei quattro ragazzi. Gli amici, che continuarono fino all’alba a girovagare per locali fra Faenza e Lugo, fra alcool e droga, lasciando Matteo Ballardini in auto, agonizzante, non chiedendo l’aiuto del 118 o recandosi in un pronto soccorso, abbandonandolo infine in un parcheggio periferico alla città di Lugo, a bordo della sua auto, sono accusati di omicidio volontario aggravato. Il corpo senza vita di Ballardini fu ritrovato alle prime ore del giorno da un passante, che allertò i soccorsi e le forze dell’ordine.

L’ordinanza che ha portato i quattro amici in carcere parla di rara inumanità. Per gli inquirenti, Ballardini non fu solo lasciato morire, ma alcuni comportamenti dei compagni contribuirono al suo decesso, come spegnere il telefono della vittima, chiuderlo a chiave in auto, e non chiamare i soccorsi che avrebbero potuto salvarlo. I ragazzi hanno provato a difendersi sostenendo di non essersi resi conto della situazione e della sua gravità.

Accogliendo l’appello degli avvocati difensori, il tribunale ha disposto il ritorno alla libertà per due dei quattro giovani. Per gli altri due invece sono stati disposti gli arresti domiciliari, in particolare per la 22enne ritenuta a capo del gruppo, la cui posizione sarebbe la più grave tra le quattro. Secondo gli inquirenti sarebbe stata la ragazza a convincere i compagni a non allertare nessuno, onde evitare di incorrere in possibili rischi per sé stessa. Nella ricostruzione delle forze dell’ordine è infatti stata la 22enne a cedere a Ballardini le sostanze che poi causarono il malore del 18enne.