A Faenza e Lugo metà dei pubblici esercizi ha fatto tagli sul personale a causa del calo del fatturato

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Sono 82% i pubblici esercizi che hanno visto il proprio fatturato diminuire durante gli ultimi mesi caratterizzati dall’emergenza sociale nei territori di Lugo e Faenza. È il risultato condotto da Confesercenti su 100 imprese del territorio. Pesano ovviamente i mesi di chiusura totale, ma anche con la riapertura delle attività, fino all’ultimo decreto, su bar, ristoranti, pizzerie e gelaterie è pesato il cambiamento delle abitudini della clientela. Il calo medio dei consumi è stato stimato da Confesercenti in 1900 euro procapite all’interno di un’economia italiana che vede una previsione del calo del PIL intorno al 7%. Un calo già registrato a febbraio, prima del lockdown, quando i casi iniziavano a salire parallelamente con la diffidenza delle persone. Pesa inoltre la mancanza di turisti: -58% sul territorio faentino, -45% nella Bassa Romagna.
Un calo che ha portato alla riduzione della forza lavoro con metà delle imprese intervistate che ha dovuto tagliare sul personale. Nonostante tuttavia la nuova realtà che si è andata a manifestare, la maggior parte dei locali, il 60%, non ha cambiato le proprie strategie nei confronti della clientela, mentre il 40% ha puntato sui social o sui servizi a domicilio. Per contrastare il calo del fatturato la maggior parte degli esercenti ha introdotto il servizio di asporto e l’aumento delle fasce orarie di apertura. Tutti dati che oggi si scontrano con la nuova chiusura, per un mese, fino alle 18 dei pubblici esercizi, considerata castrante dalle associazioni di categoria, le quali, nel frattempo, incassano la solidarietà delle amministrazioni comunali e la promessa di iniziare una riflessione per quanto concerne la tassazione locale del prossimo anno e l’occupazione del suolo pubblico