La digitalizzazione dei servizi in Italia ha semplificato molte attività quotidiane, dai pagamenti online fino all’accesso ai servizi della Pubblica Amministrazione. Questa evoluzione, però, ha aumentato anche l’esposizione ai rischi informatici, perché i cybercriminali tendono a colpire proprio i contesti in cui circolano dati personali, identità digitali e informazioni sensibili.

Secondo il Report annuale 2025 della Polizia Postale, nel corso dell’ultimo anno sono stati trattati ben 51.560 casi. Nell’ambito dei reati economico-finanziari, le somme sottratte superano i 269 milioni di euro, con 27.085 procedimenti avviati su questo fronte.

Nelle sezioni che seguono analizziamo i principali schemi utilizzati dai truffatori e le contromisure più utili per ridurre i rischi, con un’attenzione particolare alla sicurezza della connessione quando si naviga fuori casa o su reti pubbliche.

Come funziona il phishing e perché continua a essere efficace?

Il phishing continua a essere una delle minacce informatiche più diffuse e pericolose, perché può colpire chiunque e sfrutta canali che usiamo ogni giorno, come email, SMS e app di messaggistica. Il Rapporto Clusit 2025, aggiornato a ottobre 2025, segnala un aumento degli incidenti e una progressiva evoluzione delle tecniche, con un peso sempre maggiore delle dinamiche di social engineering.

Anche quando l’obiettivo sembra limitarsi al furto di una singola credenziale, le conseguenze possono estendersi rapidamente ad account di posta elettronica, servizi di pagamento e altri profili digitali collegati.

Gli attaccanti costruiscono messaggi che imitano comunicazioni ufficiali e fanno leva su urgenza, autorevolezza e abitudini consolidate. In pratica, la vittima viene spinta ad agire in fretta, per esempio aggiornando le credenziali o “verificando” un accesso, attraverso link che rimandano a pagine graficamente molto simili a quelle reali.

Per ridurre il rischio di cadere in questi inganni, conviene fermarsi un attimo e controllare alcuni segnali ricorrenti prima di compiere qualsiasi azione:

  • richieste immediate di inserire credenziali o di confermare dei dati personali;
  • link e domini che imitano quelli ufficiali con piccole variazioni nel nome;
  • allegati inattesi legati a fatture, spedizioni o documenti presentati come urgenti;
  • toni minacciosi che parlano di blocco dell’account, sanzioni o di penali imminenti.

Presi singolarmente, questi segnali possono sembrare poco rilevanti o facilmente trascurabili; tuttavia, quando si presentano contemporaneamente nello stesso messaggio o contesto, aumentano significativamente la probabilità che si tratti di un tentativo di phishing.

Perché il ransomware resta una minaccia ad alto impatto?

Il ransomware provoca danni significativi perché rende inaccessibili sistemi e dati, spesso affiancando la crittografia a richieste di riscatto e alla minaccia di rendere pubbliche le informazioni sottratte. Anche se l’attenzione dei media si concentra di solito sui grandi attacchi contro organizzazioni note, nella pratica gli effetti più frequenti colpiscono realtà con strutture e processi meno solidi, dove il ripristino dei servizi e la gestione dell’emergenza diventano decisamente più complessi.

Nel monitoraggio operativo dell’Agenzia per la Cybersicurezza Nazionale, i report mensili fotografano l’andamento della minaccia e i principali indicatori di rischio. Questo quadro mette in evidenza che un attacco ransomware non è mai solo un problema tecnico, perché impatta sulla continuità operativa, sulla reputazione e sui tempi necessari per tornare alla normalità.

In questa prospettiva, alcune misure diventano decisive, soprattutto quando sono presenti dei servizi esposti su internet: disporre di backup aggiornati e testati, mantenere i sistemi allineati alle ultime patch di sicurezza e gestire in modo rigoroso gli accessi e i privilegi. Sono tutte pratiche che riducono la probabilità di successo dell’attacco e, in caso di incidente, aiutano a limitare i danni, nonché i tempi di fermo.

Cosa comporta una violazione di dati e perché genera effetti a catena?

Un data breach espone informazioni personali e, a seconda dei dati coinvolti, può aprire la strada a furti d’identità, truffe mirate e phishing sempre più credibili. Il rischio maggiore emerge spesso dopo la prima violazione, perché anche dati parziali, combinati con altre informazioni già in circolazione, permettono ai truffatori di costruire messaggi su misura e più difficili da riconoscere.

Per questo, i processi interni di un’organizzazione possono fare decisamente la differenza. Gestione corretta dei privilegi, procedure chiare e controlli periodici aiutano a ridurre gli errori, nonché a contenere i danni nel momento in cui si verifica una violazione.

In che modo le frodi finanziarie sfruttano l’urgenza e i servizi digitali?

Le frodi economico-finanziarie sfruttano soprattutto due leve, l’urgenza e la fiducia nei servizi digitali che usiamo ogni giorno. I truffatori si spacciano per banche, piattaforme di pagamento, corrieri o marketplace e spingono la vittima ad agire in fretta, ad esempio per “bloccare” un pagamento sospetto o per “verificare” un account.

Secondo il Report della Polizia Postale, il cybercrime economico-finanziario resta una delle aree più colpite, con oltre 27.000 procedimenti e più di 269 milioni di euro sottratti nel 2025.

Il meccanismo tipico è sempre simile, arriva un messaggio che crea allarme e invita ad autorizzare un’operazione o a inserire le credenziali su una pagina che imita un servizio reale.

Per ridurre il rischio conviene adottare delle semplici abitudini:

  • controllare sempre dal sito ufficiale digitando l’indirizzo a mano;
  • verificare le richieste tramite un canale alternativo (ad esempio chiamando la banca);
  • attivare l’autenticazione a più fattori;
  • tenere d’occhio le notifiche di accesso e le autorizzazioni di pagamento.

Quando una VPN può aiutare a ridurre l’esposizione al rischio online?

Una parte importante del rischio online emerge quando si naviga su reti Wi-Fi pubbliche, come quelle di bar, hotel, aeroporti e spazi di coworking. In questi contesti, la protezione del traffico diventa più delicata, soprattutto se si accede a email, servizi di lavoro o home banking. Nei report dell’ACN, tra i vettori di attacco più frequenti compaiono proprio l’email, lo sfruttamento di vulnerabilità note e l’uso di credenziali valide, fattori che rendono cruciale la protezione sia del canale di accesso che degli account.

In questo scenario, una VPN può aiutare a ridurre l’esposizione al rischio perché crea un tunnel crittografato tra il dispositivo e il server, rendendo più difficile l’intercettazione del traffico su reti non protette.

Il beneficio aumenta se l’uso della VPN viene affiancato da buone pratiche base di sicurezza digitale, come aggiornare i dispositivi, prestare attenzione a link e allegati e gestire le password in modo robusto. La crittografia della connessione, da sola, non protegge da phishing, ingegneria sociale o file malevoli, ma riduce una parte concreta della superficie di attacco.

Conclusione

Le minacce cyber più diffuse in Italia nascono dall’unione tra tecniche informatiche e leve psicologiche. Phishing, ransomware, violazioni di dati e frodi finanziarie fanno leva su urgenza e credibilità al fine di indurre comportamenti impulsivi.

In questo contesto, una difesa efficace passa da un insieme di scelte pratiche, prevenzione, buone abitudini quotidiane e protezione delle connessioni, con particolare attenzione a quando si naviga fuori da reti affidabili o in mobilità.