“La strage di Valle della Canna”: segnalazioni continue da parte di cittadini indignati

Inserito da Roberto. Nella sezione Comunicati Stampa, Cronaca

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cigni

Pubblicato: agosto 12, 2017 - Commenta

12/08/2017 – “Proseguono le segnalazioni dei cittadini indignati per le fine ignobile di uno dei nostri luoghi umidi più preziosi, tutelato dalle normative internazionali ma totalmente disdegnato dall’Amministrazione Comunale e dall’Ente Parco del Delta del Po. In un’immagine di fine luglio si vedono alcuni cigni con tre piccoli che sicuramente non sono sopravvissuti. L’acqua reimmessa dopo le proteste a fine giugno ed ora quasi totalmente sparita è servita come trappola per gli ultimi abitanti della valle. Alla data di ieri, oltre agli alberi caduti, al tetto della torretta di avvistamento verso il Lamone, semplicemente appoggiato su minuscoli tenoni dei pilastri principali ed ora sollevato dalla tempesta (chi ha eseguito il lavori?), oltre alla bellissima casa del Chiavichino abbandonata e derubata delle grondaie, oltre ai cartelli in condizioni pietose, resta solo qualche carpa morta galleggiante nelle ultime pozze d’acqua rimaste. Le ultime vive sono state portate via, presumibilmente, dai soliti bracconieri, come parrebbero indicare le strisce di erba infangata dalle reti nei sentieri nei pressi delle rive. Uno spettacolo indegno, se mai qualche appassionato o qualche turista decidesse di visitare questi luoghi. Leggiamo che la prossima settimana, per cercare di rimediare, la Valle verrà allagata per la seconda volta. A che scopo? Con quali prospettive? Si tratta solo di una manovra per attirare le specie cacciabili con l’immissione di acqua fresca e sperare in un ripopolamento della valle prima della riapertura della stagione venatoria nelle aree circostanti? Visto che era possibile evitare il danno prelevando acqua tramite la canaletta Anic come verrà fatto a breve, perché non si è provveduto per tempo? Per il costo del sollevamento idrico? Non una parola da parte dell’assessorato competente, e il dubbio che il Comune non sappia nemmeno di cosa si stia parlando è sempre più forte. E così pure, visto il silenzio, il Parco del Delta. Se non ricordiamo male, qualche anno fu commissionato proprio dal Parco, formalmente ancora responsabile della gestione, un complesso piano di gestione allo Studio Silva, poi pubblicato, in cui erano contenute diverse indicazioni tecniche. Tempo e denari pubblici buttati: che fine ha fatto?

Quali soluzioni sono previste per provare a contrastare la morte della Valle? Il continuo giustificare la situazione con la siccità, seppure gravissima, non può essere una scusa credibile. Le contigue Punte Alberete sono allagate. Segno che la Valle è secca per mancanza di regolamentazione dell’adduzione di acqua. Ma di questo non se ne parla, come non si fa mai presente che l’acqua necessaria per il mantenimento di questi “beni comuni” non può avere un costo. Perché il Comune e l’Ente Parco non si fanno valere con Romagna Acque e con tutti gli enti coinvolti? Un vecchia storia, quella dell’acqua come bene indisponibile.  Nel buio delle istituzioni non pare che vi sia alcuna volontà di trovare una soluzione definitiva. Il ripristino della presa d’acqua dal Lamone, con spostamento della “sassaia” più a valle, che garantirebbe l’acqua per caduta naturale ed il continuo ricircolo, oltre che l’apporto di acque dolci anche per le zone circostanti, allontanando l’ingressione del cuneo salino che attualmente rientra per svariati chilometri, potrebbe essere una, il ripristino della presa dalla canaletta ANIC, un’altra. Finché nemmeno le Istituzioni competenti intenderanno il valore di queste zone, restano solo i cittadini, impotenti, a segnalare il disastro. Confidiamo che le denunce dei presidenti delle commissioni Ambiente del consiglio territoriale di Sant’Alberto e del consiglio comunale, Garavini ed Ancisi, uniche voci nel coro silenzioso della politica, riescano a far chiarezza su una situazione intollerabile.”
MeetUp A riveder le stelle – Cittadini attivi Ravenna

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