Il Maestro Giuliano Montaldo

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Pubblicato: maggio 07, 2010 - 3 Commenti

Il 24 aprile 2008 dopo ben 12 anni di assenza dal grande schermo, ma non dal bel mondo del cinema, Giuliano Montaldo tornò alla regia con I demoni di San Pietroburgo (2008). Ispiratore di registi come Nanni Moretti e di attori di alto calibro, per alcuni icona e modello di lavoro e di vita, Montaldo era passato in secondo piano nel mondo della celluloide. Un fatto inaudito per un regista che, nonostante la risicatissima filmografia, aveva avuto un’esplosione inarrestabile negli Anni Sessanta e Settanta e si era perfino fatto immortalare da Hollywood, che apprezzava non poco il suo “italian job”! Affettuosamente e semplicemente chiamato Giuliano dai suoi vecchi amici, a lui va il grande merito di aver firmato anche toccanti documentari biografici e non, rappresentando le difficoltà del presente e scatenando uno spirito di riflessione che fu, allora, sensazione rivoluzionaria. Confusi, romantici, fatalisti, intolleranti, arroganti, egocentrici, narcisi, disarmanti, i suoi personaggi sono un mix esplosivo di rabbia e vulnerabilità, tesi dal desiderio di appartenere a un gruppo o a una società e l’impossibilità di essere normali. Da personaggio di contorno del cinema – aveva esordito come attore e aiutoregista – era riuscito ad aprire al pubblico la strada del cuore e del cervello che non è stata minata minimamente da quell’America che aveva puntato su di lui, comandandolo a bacchetta come un ammaestratore, castigandolo o premiandolo a seconda del comportamento. Progressista, usa un linguaggio scorrevole ed efficace, solo a tratti appesantito da qualche lentezza psicologica.
Nato in Liguria, dopo l’istruzione obbligatoria comincia a lavorare come impiegato in una ditta di spedizioni a Genova, poi ancora giovane entra a far parte come collaboratore della Cooperativa Produttori Cinematografici dal 1951. All’inizio della sua carriera è principalmente un attore, eccolo infatti recitare accanto a Gina Lollobrigida, Andrea Cecchi, Lamberto Maggiorani e Vittorio Duse in Achtung! Banditi! (1951) di Carlo Lizzani, cui seguiranno altre due pellicole sempre dello stesso regista Ai margini della metropoli (1952) con Giulietta Masina e Cronache di poveri amanti (1954) di Marcello Mastroianni che ritroverà anche ne Il momento più bello (1957) e L’assassino (1961) di Elio Petri (nel quale era anche aiuto regista). Nel 1955, viene diretto da Valerio Zurlini ne Le ragazze di San Frediano (1955), poi ricoprirà anche qualche ruolo nei film di Francesco Maselli e Luciano Emmer. Il lavoro di assistente regista, lo inizia invece con Maleno Balenotti e Gillo Pontecorvo che lo vogliono accanto a loro ne La grande strada azzurra (1957) con Alida Valli. Da Pontecorvo, e in particolare dai set di Kapò (1959) e La battaglia di Algeri (1966), Montaldo imparerà moltissimo.
Sposato con l’assistente regista Vera Pescarolo che lo farà diventare padre e autore della sceneggiatura del peplum Orazi e Curiazi (1961) di Ferdinando Baldi e Terence Young, firma la sua opera prima da regista nel 1962 con Tiro al piccione, dirigendo Sergio Fantoni, Gastone Moschin, Francisco Rabal ed Eleonora Rossi Drago, poi sarà ancora accanto a Petri con il documentario Nudi per vivere(1964), firmato da entrambi sotto lo pseudonimo di Elio Montesti.
La Paramount lo nota immediatamente e lo mette sotto contratto per il giallo Ad ogni costo (1967) con Klaus Kinski, Edward G. Robinson e Janet Leigh e Gli intoccabili (1969) con John Cassavetes, ma a Montaldo non piace l’America e torna in Italia. Molto spesso, si affida alle musiche di Ennio Morricone e alle luci di Vittorio Storaro per i suoi film, fra i quali spicca senza ombra di dubbio la pellicola Sacco e Vanzetti (1971) con Gian Maria Volonté, Rosanna Fratello, Sergio Fantoni e Marisa Fabbri. La storia del calzolaio Sacco e del pescivendolo Vanzetti che, immigrati italiani negli USA, furono incriminati per rapina e omicidio e giustiziati, anche se innocenti lo riportò largamente nei favori della critica italiana, apprezzando mancanza di enfasi e l’efficacia del racconto che si avvaleva per le musiche, oltre che di Morricone, anche di Joan Baez.
Venne poi la pellicola con Charlotte Rampling Giordano Bruno (1973), i film tv Circuito chiuso (1978), la miniserie con Burt Lancaster Marco Polo (1983) e la pellicola drammatica Il giorno prima (1986) sempre con Lancaster. Autore della sceneggiatura della fiction Un’isola (1986), si mette poi ancora a lavoro, dirigendo Philippe Noiret, Rupert Everett e Stefania Sandrelli ne Gli occhiali d’oro (1987), nonché Nicolas Cage ne Tempo di uccidere (1989). Poi più niente…
Montaldo abbandona i film a soggetto per dedicarsi alla regia di documentari o all’allestimento di opere liriche come “Il trovatore” (1990) e “La bohème” (1992), spingendosi a ritornare attore, ma solo per piccolissimi ruoli, come quello del procuratore capo ne Il lungo silenzio(1993) con Alida Valli o quello di Franco Caspio ne Il caimano (2006) di Nanni Moretti. Onorato come Cavaliere di Gran Croce dall’ex Presidente della Repubblica Ciampi, nel 2007 riceve il David di Donatello alla carriera a conferma del suo spessore artistico e di quei messaggi morali che superano quelli che sono i limiti di un film a basso costo, ma che sanno comunque contribuire nella creazione di un’emozione all’interno dello spettatore. Non andrebbe trascurato il suo cinema – vicino pi che mai ai giovani in momenti come questi – e neppure la sua maniera di girare le pellicole. Artista, ha ancora così tante cose da insegnarci nella vita ed è un bene che, ultrasettantenne, abbia ancora voglia di fare cinema. Torna al suo pubblico con un toccante documentario sui 50 anni di Rivoluzione a Cuba, “L’Oro di Cuba”. Eccolo ospite di Ravenna WebTV.

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