Il Liceo artistico apre le sue porte per mostrare i suoi tesori nascosti

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Pubblicato: ottobre 11, 2017 - Commenta

11/10/2017 – Mosaici e non solo si potranno ammirare il 12 ottobre alle ore 19 nella mostra “Il sorriso di Teodora” che si aprirà al Liceo Artistico Nervi-Severini di Ravenna, in via Tombesi dall’Ova 14, allestita in occasione della biennale del mosaico.

Il liceo artistico apre le porte alla città con la creazione di nuovi spazi espositivi e racconta il suo illustre passato, frutto di una sedimentazione di più di cinquanta anni.

Il recupero e la valorizzazione del patrimonio artistico diventano il pretesto per rendere fruibile alla cittadinanza intera tesori nascosti che narrano la storia della didattica musiva attraverso le opere degli studenti guidati dai loro maestri d’arte.

Come diceva il vecchio André Chastel, «L’arte ravennate conclude tutta un’età» (Storia dell’arte italiana, trad. it. Laterza, Bari-Roma 1983, p. 52), di modo che l’arte a Ravenna è identificata con l’arte del mosaico in rapporto alla cultura bizantina: «Quando alla metà del vi secolo Ravenna diventò la capitale dell’esarcato, fu fortemente influenzata dalla cultura bizantina (…). In quegli anni la città elaborò un particolare linguaggio artistico, che raggiunge una felicissima sintesi tra la tradizione orientale bizantina e quella occidentale romana, riconoscibile nell’eccezionale ricchezza cromatica dei mosaici» [La grande storia dell’arte (a cura di Marcella Parisi), vol. 1. Il Medioevo, Gruppo Editoriale l’Espresso, Roma 2003, pp. 45-46].

Giulio Carlo Argan, che collaborò alla scelta dei candidati per la celebre “Mostra dei Mosaici Moderni”, inaugurata a Ravenna il 7 giugno 1959, alla ricerca di un connubio fra arte della pittura e arte del mosaico afferma: «La bravura del mosaicista, che naturalmente interpreta un disegno dato, consiste appunto nel dare al colore la massima profondità di fondo e la massima vibrazione di superficie, nonché un’assoluta giustezza tonale. Ottiene questi valori con l’animata tessitura delle tessere e con l’attento controllo della luminosità del colore: e poiché naturalmente, la materia non gli consente di mescolare i colori, procede accendendo una stesura troppo fredda (per esempio, di verdi o di azzurri) inserendo nel contesto alcune note calde (gialli, rossi) oppure, inversamente, spegnendo una tinta troppo calda con l’inserimento di note fredde. La luce che riempie lo spazio chiuso dell’architettura è dunque fatta di infiniti raggi diversamente colorati.» [Storia dell’arte italiana, Sansoni, Firenze 1968, p. 211].

Una testimonianza autorevole è la tesi di Gino Severini (1883-1966), noto esponente delle avanguardie artistiche di inizio Novecento, che dà il nome a una delle sedi del Liceo artistico, nell’introduzione alla mostra di mosaici ravennati del 1951 a Palazzo Chaillot a Parigi e, in seguito, durante una conferenza tenuta a Ravenna nel 1952, affermò che Parigi, capitale mondiale dell’arte, deve prendere posizione rispetto all’arte del mosaico e alle sue manifestazioni nell’area mediterranea, tra Oriente e Occidente: «A partire dal Rinascimento il mosaico è stato considerato come una tecnica al servizio della pittura, e questo è un errore fondamentale. Quando si pensa al mosaico, infatti, bisogna pensare a un’arte che richiede una tecnica e dei materiali particolari.» E ancora, ribadisce: «Questo errore permane ancor oggi: in genere si considera il mosaico come una “pittura in pietra”, e non mancano gli intellettuali, ben intenzionati ma poco informati in materia, che sognano di tradurre in mosaico i dipinti dei maestri contemporanei, proprio come nel Rinascimento.» [Gino Severini, Lezioni sul Mosaico, Introduzione, Longo, 1988 Ravenna, pp. 98-99].

Per ripercorrere e rinnovare questa grande tradizione artistica il Dirigente scolastico, Mariateresa Buglione, i docenti e gli alunni del Liceo artistico “Nervi-Severini”, hanno realizzato una mostra che prende le mosse dalla tradizione bizantina, ma che viene rinnovata con la creatività e le innovazioni tecniche della contemporaneità. Ecco il significato del titolo, “il sorriso di Teodora”, che riecheggia l’allegria e spensieratezza della sua giovinezza e l’idea di far “sorridere” nuovamente una antica e gloriosa forma d’arte con forme e colori della contemporaneità.

Accanto a opere di docenti prestigiosi, oggi illustri artisti (Babini, Cicognani, De Luca, Nittolo, Tinarelli, Strada, Cevoli, Morelli, Marzi, Vitali, Raccagni, Galli, Santi ecc.), che testimoniano la passione e l’amore per l’insegnamento di una arte antica, si potranno ammirare calchi originali in gesso, rari esempi di rilievo scientifico delle superfici musive, numerosi rilievi dipinti che riproducono fedelmente alcuni particolari di mosaici bizantini e romani, mosaici contemporanei, mosaico industriale, la collezione di statue “Bucci”.

Spiccano, però, fra tutte le opere esposte, tesori di assoluto rilievo: un bozzetto originale di Gino Severini tutelato dalla Soprintendenza e due calchi in gesso originali di Antonio Canova.

Suggestioni multimediali e musica dal vivo accompagneranno il racconto delle tessere nella giornata di giovedì 12 ottobre nella sede “Nervi” del Liceo e che verranno replicate con l’inaugurazione della seconda parte della mostra nella sede “Severini” di via Pietro Alighieri il giorno 26 ottobre alle ore 19, quando l’esposizione continuerà con laboratori dimostrativi sulla tecnica ravennate del mosaico.

Interverranno il sindaco della città Michele De Pascale, la dirigente Usr ambito territoriale di Ravenna Agostina Melucci, l’assessore Ouidad Bakkali, l’assessore Elsa Signorino, l’assessore Roberto Fagnani, il professor Daniele Torcellini e la dirigente scolastica Mariateresa Buglione.

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