Autocostruzioni, cantiere aperto

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Pubblicato: novembre 03, 2010 - 4 Commenti

03/11/2010 – Lo scandalo delle Autocostruzioni: così si potrebbe definire la questione apertasi intorno al progetto di autocostruzione promosso dal Comune con Alisei Autocostruzioni e portato avanti con Cooperative di Autocostruttori che alla fine rischiano di rimanere senza casa per via della condotta, eticamente e moralmente opinabile, della ditta, che si è appropriata dei soldi degli autocostruttori e ha dichiarato fallimento.

4 Commenti

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  1. ciao Joseph,
    ti volevo ringraziare per la tua tenacia, probabilmente se non fosse dipeso da una persona onesta e corretta come te, nessuno l’avrebbe mai pubblicato.

    Matteo Mattioli

  2. mi vengono i brividi a vedere queste immagini…a primavera 2008 ho contattato Alisei offrendo dei capannoni agricoli a Zoppola (Pordenone)da utilizzare in autocostruzione come abitazioni per famiglie/persone interessate a costituire una coop agricola sociale. Non siamo arrivati a nulla, ma se partivamo era peggio! Col senno di poi consiglierei a Ottavio Tozzo, che ha moglie svedese,di fare autocostruzione con il sistema Ikea, case prefabbricate fornite in kit: acquisto a prezzo fisso e montaggio a cura dll’aquirente.Contatti: Elda, 3206045302

  3. Buongiorno a tutti, sono Dario Piatelli, uno dei progettisti delle case in questione. Sono appena rientrato da due anni di lavoro all’estero e leggo con profondo dispiacere quanto da voi scritto.
    Per prima cosa mi addolora la situazione in cui sono venuti a trovarsi gli autocostruttori di Filetto i quali hanno tutta la mia solidarietà. Se potessi essere utile per sbrogliare questa incresciosa situazione spero non esitino a contattarmi…. Mi auguro di cuore che in tempi brevi possano godere della loro casa che con il sudore e tanta fatica (non solo fisica) e troppe difficoltà si saranno costruiti.
    Tuttavia, ritengo di poter dire, in quanto io stesso vittima delle circostanze, (il fallimento di Alisei Autocostruzioni, come potete immaginare, ha lasciato insolute molte delle mie parcelle!), che il programma di autocostruzione, partito dai Balcani e diffusosi successivamente in Italia è nato con le migliori intenzioni.
    Dal lontano 1999 a Sarajevo e dal 2003 in Italia, le battaglie fatte per promuovere il programma di autocostruzione, in seguito denominato “un tetto per tutti”, sono state davvero tante.
    Sono state superate difficoltà di ogni tipo. Dal punto di vista politico, amministrativo e di opinione pubblica l’autocostruzione in Italia sembrava un ostacolo invalicabile. Sono state coinvolte decine di persone in ogni settore: sociologi, progettisti, amministratori, funzionari pubblici e delle agenzie territoriali per l’edilizia residenziale, politici e persino ministri. Abbiamo dovuto combattere con le corporazioni dei costruttori edili convincendoli del fatto che non gli veniva sottratto lavoro, è stata valutata con gli istituti di credito e le finanziarie regionali ogni possibile simulazione di finanziamento, sono state messe a punto con le ASS e gli uffici tecnici le procedure per i permessi edilizi e la sicurezza in cantiere. Tutto ciò rappresentava una novità per tutti e conseguentemente lo sforzo fatto per avviare il primo cantiere in Umbria è stato enorme.
    Sono state spese energie e risorse di ogni genere e ci sono stati momenti di sconforto. Ma siamo sempre stati sostenuti e motivati da un entusiasmo dettato dalla certezza di fare qualcosa di giusto. Non si trattava certo di cambiare il mondo, ma di contribuire concretamente, con un approccio dal basso, a far valere il diritto fondamentale alla casa.
    Non dobbiamo dimenticare che, nonostante tutto, molto è stato fatto: da allora diverse regioni e comuni italiani hanno riconosciuto con leggi ad hoc o con articoli di legge al processo edilizio in autocostruzione lo status di edilizia popolare e con esso il diritto di accesso ai terreni pubblici PEEP, si sta lavorando su una legge nazionale al fine di disciplinare le procedure. Da allora più di 300 famiglie, per le quali sarebbe stato impensabile acquistare alloggio sul mercato tradizionale, sono diventate proprietarie di una casa. Da allora sono state istituzionalizzate procedure di accesso a mutui, contributi pubblici, meccanismi edilizi legati al cantiere, alla sicurezza, si sono interessate le Università, ed alcuni stati esteri, in primis la Francia, stanno emulando il caso italiano, si sono aperti dibattiti di ogni tipo ad ogni livello, si cominciano a fare i primi ragionamenti sull’autorecupero in forma associata ed i bandi in materia si stanno moltiplicando sul territorio nazionale. Tutto ciò senza tenere conto degli sviluppi sociali del programma, per molti aspetti più importanti anche se statisticamente ancora difficili da analizzare.
    Nel caso specifico di Filetto, da progettista non mi sono occupato direttamente degli aspetti amministrativi dei programmi, ma confermo quanto emerge dal filmato della RavennaWebTv; mi riferisco all’accusa relativa al trasferimento di una somma di denaro a beneficio di altri cantieri in Italia. In quel momento erano aperti simultaneamente 13 cantieri di autocostruzione associata ed il meccanismo del “travaso” da un cantiere all’altro (cosa che mi ha sempre trovato contrario!) era prassi comune per far fronte alle necessità specifiche mirate al raggiungimento degli stati di avanzamento e alla conseguente erogazione delle somme riconosciute da parte degli istituti di credito.
    Con ciò voglio semplicemente dire che il meccanismo era complesso e le responsabilità di quanto accaduto devono essere valutate con oculatezza senza demonizzare nessuno.
    A mio avviso è emersa in tutta la sua evidenza l’inadeguatezza del sistema bancario italiano disposto, a parole, a seguire e supportare l’iniziativa, ma del tutto incapace a fare fronte alle esigenze reali del processo edilizio di un cantiere in autocostruzione in forma associata. La burocrazia cavillosa, la totale mancanza di flessibilità e propensione al rischio hanno inchiodato la dinamica del programma. Questa macchina farraginosa e lenta ha favorito le scelte inappropriate , “leggere” e non senza colpe di Alisei Autocostruzioni srl che per i ritardi conseguenti all’inadempienza degli enti finanziari, si è trovata a far fronte alla mancanza cronica di liquidità. Anche le Istituzioni Pubbliche hanno contribuito, non sempre in buona fede, a complicare il percorso anche se si sono dimostrate più flessibili e rapide degli istituti di credito. Ci sono anche stati degli esempi virtuosi dove, con entusiasmo, hanno accompagnato l’iniziativa, prodigandosi alla ricerca di meccanismi istituzionali che potessero adattarsi all’autocostruzione ai fini dello snellimento dell’iter.
    Purtroppo, come spesso accade ai processi sperimentali, degli errori sono fisiologici, non prevedibili e a volte, come in questo caso, possono costare cari. Bisogna, con coraggio, farne tesoro ed attraverso essi sviluppare delle procedure più affidabili.
    Ma, al di la di tutto, al di la di ogni opinione che si è fatto ciascuno di noi, criminalizzare l’autocostruzione, è un grave errore. L’autocostruzione è una conquista civile e come tale dobbiamo difenderla e sostenerla.
    Leggo inoltre nel Blog un commento della dottoressa Elda de Cecco e mi rivolgo a lei anche se avrei preferito farlo direttamente, come sempre:
    comprendo il disappunto che traspare dal suo commento, tuttavia ora capisco come mai a Zoppola non ci sia stato seguito a quanto ideato. Spero davvero che le considerazioni da lei fatte durante le nostre ultime telefonate non siano derivate dalle poche righe di un blog, che, tra l’altro, ho letto per caso. Credo che quanto pianificato, costruito con pazienza attraverso innumerevoli viaggi ed incontri, disegni, piani, e strategie tracciate con il coinvolgimento di docenti universitari, studenti (le ricordo che è stato sviluppato sul caso Castions di Zoppola un corso di formazione con Fondi Europei che ha prodotto decine di proposte interessanti), rilievi altimetrici e planimetrici, piani di frazionamento e non ultime le piacevoli chiacchierate e degustazioni da lei offerte, meriti una più degna conclusione. Ma soprattutto il rapporto personale creatosi spero non possa essere messo in discussione da pregiudizi o errate valutazioni inquinate da elementi che nulla hanno a che fare con noi, con me personalmente e con il nostro comune obiettivo.
    Non posso tuttavia trattenere una certa amarezza nei confronti di quanto da lei espresso relativamente alla persona citata nel Blog. Le posso garantire che al di là degli errori commessi, nulla di quanto elencato in precedenza sarebbe stato possibile senza il suo contributo e il suo entusiasmo. E questo suo giudizio senza appello nei confronti chi ha dato, di chi ha creduto e pagato più di ogni altro mi intristisce. Glielo dico con la certezza di chi conosce una persona da molto tempo…
    Dario Piatelli

  4. l’edilizia è un mondo sinfonico, richiede la capacità di far intervenire al momento giusto uomini mezzi materiali: basta aver ristrutturato un bagno per saperlo. Il prefabbricato permette agli autocostruttori, a fronte di un esborso iniziale fisso, di organizzare i successivi tempi di montaggio senza i problemi dell’edilizia a malta tradizionale: perlomeno tutto è già lì. Non volevo assolutamente scherzare sulla casa in kit: per chi ha il terreno è il futuro. saluti, Elda

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