Ancisi sul turismo: Ravenna sarà succursale di Cervia. E intanto Comacchio ha più turisti di Ravenna

Inserito da Sara. Nella sezione Comunicati Stampa, Turismo

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Elezione del presidente della Destinazione Turistica Romagna Gnassi (tra  Coffari e Corsini)

Pubblicato: novembre 14, 2017 - Commenta

14/11/2017 – Sull’accordo di collaborazione nel campo turistico tra i Comuni di Ravenna e Cervia, annunciato alcune settimane dalla giunta, allo scopo di realizzare “una integrazione vera e propria di servizi e opportunità tra le nostre città…un organismo partecipato, unico e condiviso, al quale affidare la gestione dei servizi informativi di base, la predisposizione e l’attuazione di piani di promozione sovra comunali, la realizzazione di iniziative ed eventi di promozione e commercializzazione turistica”, interviene Alvaro Ancisi capogruppo di Lista per Ravenna in Consiglio Comunale.
“La piega che prenderà questo organismo si capisce leggendo che l’immancabile studio “ad alto contenuto professionale” delle sue fattezze è stato affidato a Cervia. Facile che la testa della nuova invenzione organizzativa non sarà di stanza a Ravenna, nonostante che la nostra città disponga di una dirigente a tempo pieno addetta esclusivamente al turismo, che Cervia non ha, e che questa sia in carica da 15 anni, preferita da ben tre sindaci, di cui il primo e l’ultimo cervesi. Si sono forse sbagliati?
Vietato chiedersi quale capitale turistico abbiano i 30 mila abitanti di Cervia più dei 160 mila di Ravenna, eredi naturali di strepitosi beni monumentali (di cui otto patrimonio mondiale dell’Umanità) e archeologici, di nove lidi e 47 chilometri di comode spiagge, nonché di prestigiose attrattive ambientali quali valli, parchi e pinete storiche. La risposta è però una sola: Cervia conta 3,4 milioni di presenze turistiche l’anno, contro i 2,5 di Ravenna. Ne contano di più anche altre quattro città della Romagna: Rimini (7 milioni di presenze), Riccione (3 e mezzo), Cesenatico (2,8) e, udite udite!, Comacchio (2,54): nessuna di queste, tranne Rimini, va oltre i 22-35 mila abitanti.
Lo scorso 7 novembre,  – prosegue Ancisi – nulla ha però impedito agli attoniti cittadini ravennati di sentirsi raccontare del grandioso successo della loro città conquistato col 17° posto in Italia per presenze turistiche nei primi otto mesi del 2017. Il che significa che, a parte (comprensibilmente) Roma, Milano, Venezia, Firenze, Torino e Napoli, nonché (incomprensibilmente) le altre suddette cinque città romagnole, ci battono, e di molto, anche le amene borgate di Cavallino Treporti, San Michele al Tagliamento, Caorle, Lignano Sabbiadoro e Lazise.
La Costituzione vigente ha spogliato lo Stato italiano di tutte le competenze del settore turistico, distribuendole tra le Regioni e gli enti locali. Ora sappiamo che quelle di Ravenna saranno impacchettate con Cervia. Ma già il 27 febbraio 2017 la Regione Emilia-Romagna ha concentrato le proprie in un altro “nuovo organismo”, chiamato “Destinazione turistica Romagna”. Violentando la storia e la geografia, vi fa parte Comacchio, così se la batte meglio con Ravenna. Vi fa capo tutta l’organizzazione turistica del territorio. Tutti i finanziamenti della Regione finiscono lì. Se si ha bisogno dei suoi uffici bisogna però andare a Rimini. Suo presidente è il sindaco di Rimini, Gnassi. I nomi del suo vice-presidente e quello del direttore non sono mai stati pubblicizzati, ma è certo che non sono di Ravenna. All’atto dell’elezione dei suoi organi, seduti al tavolo della presidenza ai fianchi di Gnassi, c’erano, plasticamente, il sindaco di Cervia Coffari e l’assessore della Regione Corsini, egli pure cervese. Costantini, assessore al turismo di Ravenna, era in platea.

“La spiegazione?  –  conclude il capogruppo – “Bisogna anche riconoscere che si deve alla Regione se i turisti possono arrivare direttamente a Ravenna solo in calesse. Cosicché sul 17° posto in Italia e il 6° in Romagna di Ravenna sedicente capitale turistica tutto si spiega. La Regione Emilia-Romagna da 47 anni (quanti ne ha compiuti), il Comune di Ravenna da 57 e la Provincia di Ravenna (che ha avuto le maggiori competenze locali in campo turistico fino a due anni fa) dal dopoguerra sono governate da una sola centrale di partito, che al principio era il Partito Comunista ed ora pretende di chiamarsi Partito Democratico. Usque tandem?”

 

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